20 febbraio 2019

Blog

CHIUDI
CHIUDI

Chiudi

Editoriale

08.02.2019

Le radici estirpate
di De Gasperi

Questo sarebbe il giorno adatto per far resuscitare Alcide De Gasperi. Non tanto per riaffidargli il compito di ricostruire l’Italia, cosa che già fece in modo egregio e in tempi più complicati di questo, quanto per renderci conto di dove l’Italia sia scivolata. Se oggi il leader trentino avesse la possibilità di leggere i titoli dei giornali gli prenderebbe un colpo: «La Francia richiama l’ambasciatore a Roma». Penserebbe di essere tornato in tempo di guerra e di aver concluso per niente il complicato lavoro diplomatico condotto a suo tempo per riportare l’Italia al tavolo delle democrazie europee. Memorabile il suo intervento alla conferenza di pace di Parigi (guarda caso) il 10 agosto 1946: «Prendendo la parola in questo consesso mondiale sento che tutto, tranne la vostra personale cortesia, è contro di me...». Le radici dell’Italia democratica vennero piantate e irrobustite da quell’omino all’apparenza esile, in realtà forte come l’acciaio. E le radici più forti, destinate a durare, erano tre: la Costituzione italiana, l’adesione all’alleanza atlantica, con l’ingresso nel blocco occidentale a guida americana, e la fondazione dell’Unione europea. Sarebbe interessante sapere cosa direbbe adesso De Gasperi di fronte a una riforma che punta, di fatto, a esautorare il Parlamento in favore di metodi di democrazia diretta affidati all’uso massivo della rete. Sarebbe interessante sentirlo in merito ad un’Italia che, a proposito del Venezuela che sta morendo di fame grazie al delirio comunista di Maduro, si distingue come l’unico Paese dell’Ue che conta a stare dalla parte del caudillo bolivarista. E sarebbe interessante cogliere le emozioni dello statista di fronte a una Francia che richiama l’ambasciatore in Italia perché un vicepremier si dichiara solidale a quei gilet gialli che hanno come obiettivo quello di ribaltare l’Eliseo. La Francia con cui era abituato a parlare e a confrontarsi De Gasperi era quella di Jean Monnet, il politico che dedicò la sua vita proprio all’integrazione europea per far sì che la parola guerra non si dovesse neanche più pronunciare nel Vecchio continente reduce da due sanguinosi conflitti mondiali. L’ultimo presidente del Consiglio del Regno, e primo dell’era repubblicana, è morto 65 anni fa. Da allora sono cambiati tantissimi leader, sono state adottate diverse, talora opposte, politiche, com’è salubre che sia in democrazia. Ma quelle radici originarie non sono mai state strappate. Tornasse adesso non sarebbe felice di constatare che qualcuno ci stia provando. Meglio, per lui, che non possa tornare.

MARINO SMIDERLE
Commenta

Partecipa. Inviaci i tuoi commenti

Attenzione: L'intervento non verrà pubblicato fino a quando il moderatore non lo avrà letto ed approvato. I commenti ritenuti inadatti o offensivi non saranno pubblicati.

Informativa privacy: L’invio di un commento può comportare il trattamento di dati personali: per maggiori informazioni sulle modalità di trattamento e l’esercizio dei diritti consultare le nostre Informazioni sulla Privacy e l’informativa estesa sui cookie presenti in calce al sito web.

pagine 1 di 1
Articoli
La responsabilità
dell'Autonomia
Salvini e i giudici
il M5S alla prova
Il Nord tradito
sull'autonomia
Stop la domenica
duello sui negozi
Autonomia,
l'ora della verità
La presa in giro
del M5S sulla Tav
Il voto in Abruzzo
scuote il governo
Servono misure
per il lavoro
Banche, governo
e risparmiatori
Lite con la Francia
e industria in calo
Le radici estirpate
di De Gasperi
Le radici estirpate
di De Gasperi
Gli altissimi costi delle liti Lega-M5S
Il paradosso
del reddito M5S
Nuovo debito
per il Reddito
Scommessa
sulle esportazioni
Le vere riforme
per la crescita
Cantiere Tav,
caos nel governo
Manovra-bis,
spettro sui conti
Il Pil è in caduta
allarme per l'Italia
Caso Salvini,
rebus sul processo
Ritiro da Kabul,
lite nel governo
Poteri d'Europa
e Italia in scacco
La Memoria
e l'Europa di oggi
Salvini va sulla Tav
Di Maio alza i muri
La Diciotti sbarca
voti per Salvini
Se Lino Banfi
arriva all'Unesco
Italia e Francia,
duello sull'Africa
Europa e Usa,
partita sull'export
Conti e pensioni,
rebus sui giovani
Doccia fredda
sulla crescita
Silvio riprova
la sfida impossibile
Reddito e pensioni
Conte alla prova
Brexit, il naufragio
di Londra e May
Una recessione
da evitare
Così è finita
l'impunità
Se i moderati
vanno in piazza
Torna lo spettro
della recessione
Sì ai vaccini,
la svolta di Grillo
I grillini a lezione
della dura realtà
M5S come gli altri:
soldi alle banche
Se l'M5S scheda
pure gli scienziati
Se lo Stato sociale
passa al privato
Tra cittadinanza
e lavoro in nero
Assurde tragedie
sulle piste da sci
La Cina sulla luna
e l'Europa a terra
La Cina sulla luna
e l'Europa a terra
Cortocircuito tra istituzioni
L'appello alla politica
Nel 2019 si vince
grazie all'export
Ombre del peggior
assistenzialismo
Una manovra
dal fiato corto
L'assurda tassa
sulla solidarietà
Chi scommette
sull'Italia
Le incognite
della manovra
Se il Veneto
«avverte» Salvini
Assunzione
di responsabilità
Tav, la strategia
dell'incertezza
Sono i cittadini
ad aver perso
La stangata
sulle multe
Fisco e pensioni:
si tesse con l'Ue
Il compromesso
sulla manovra
Più sicurezza
anche sui conti
Il reddito divide
Lega e M5S
C'è chi dilapida
e chi è virtuoso
Deficit al 2,04%
una scelta saggia
L'odio uscito
dal letargo
E il ministro boccia
i compiti a casa
La manovra del realismo
La presa in giro
ad Alta velocità
La nuova sfida
sulla giustizia
Suonata la sveglia
a Salvini e Di Maio
Sulla manovra
è l'ora del dialogo
Le aspettative
di un territorio
Le nostre radici
e i cattivi maestri
Le colpe dei padri
e quelle dei figli
Se uno spara dopo 38 furti
Spiragli di luce
oltre il deficit
Una beffa
per gli onesti
Se mezzo governo
frena il Nord
I contrappesi
della democrazia
Se Conte recluta
le aziende statali
Gaffe e incertezza
Il Paese trema
Se lo spread vola
e la Borsa crolla
Italia all'esame
di credibilità
A caccia di soldi tra Iva e scontrini
Il rischio della stangata
Quando le parole non si cancellano
Se con Foa la Rai torna ai territori
All'esame
dei mercati
A volte è meglio cucirsi la bocca
Migranti e conti, il muro europeo