26 marzo 2019

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Editoriale

14.03.2019

L'economia Usa,
il fortino di Trump

È una novità per gli americani e un po' meno, forse, anche per lui. Donald Trump non è sul punto di sgombrare dalla Casa Bianca. Probabilmente non lo è mai stato, ma in certe fasi postelettorali il cumulo e il vigore dei giudizi negativi è parso a molti che la sua Casa Bianca tremasse dalle fondamenta. Lui ha reagito alla Trump, cioè con parole forti e gesti significativi anche se non eleganti. Più lo criticavano, più li mandava al diavolo. Quando gli avversari accumulano anche i dati, lui non li contesta: scarica sui telespettatori una raffica di altri numeri su altri problemi. Non ce ne sono molti a confortarlo, ma quelli che ci sono, sono importanti e si chiamano «economia». Non c'è niente di nuovo, ma l'occupazione cresce e dunque il numero dei disoccupati continua a calare. Dopotutto per la gente della strada quello è il dato di più immediata risonanza.Se qualcosa è cambiato, non lo è in questo elementare angolo del quadro politico Usa. Lo è forse in un altro di minor risonanza per le masse, ma da mesi fin troppo insistito sui mass media: i processi ai suoi collaboratori. Indagini che sono parse eterne, stanno arrivando le sentenze che sono contraddittorie.A favore di Trump milita, come sempre, l'economia. Anche se lui comprensibilmente esagera nell'esaltarne i «miracoli», resta il fatto che l'America si è ripresa dagli ultimi scampoli della Grande Recessione del 2008, a vantaggio sia di una parte del ceto medio, sia della "crosta" dei supermiliardari. Un bilancio così è un sogno per ogni inquilino della Casa Bianca, compresi i meno felici come Trump, che continua ad assorbire critiche in altri settori, inclusa la politica estera. Non piace il suo apparente affetto per il dittatore nordcoreano Kim Jong-un, lasciano perplessi le sue decisioni di ritirare truppe dalla Siria o dall'Afghanistan, incontrano disapprovazione le sue cancellazioni unilaterali di trattati, economici, politici e militari con i vecchi alleati, soprattutto in Europa, inquietudini sul Venezuela e sull'atteggiamento sempre duro verso l'Iran.L'ultimo sondaggio sulla popolarità di Trump rileva una parità fra i sì e i no solo nell'economia. Negativo è il bilancio della percezione sull' «onestà» (40 sì, 56 no) e soprattutto, in modo inquietante, della sua «salute mentale» (29 sì, 67 no). La «pagella» globale è più equilibrata: segnala un 38% di approvazione popolare, contro un 60% di critica.pasolini.zanelli@gmail.com

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