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14.10.2014

«Solo gli spari mi fermano
Ma poteva finire in tragedia»

Christiane Koschier assistita da compagni e personale medico  appena dopo essere stata colpita
Christiane Koschier assistita da compagni e personale medico appena dopo essere stata colpita
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«Solo sparandoti possono fermarti». Christiane Koschier ha già ritrovato il sorriso. E si permette pure di riprendere una battuta fatta da amici. Domenica mattina gli spari indirizzati alla lepre da un cacciatore padovano, hanno finito per colpire lei che si stava preparando per affrontare una gara a cronometro a Colloredo, nel vicentino. Una tragedia sfiorata.
Attimi di paura, la corsa in ospedale. Ma il giorno dopo il sorriso annacqua il ricordo di una giornata da dimenticare. La paura scivola via. Resta l'inquietudine per avere vissuto in prima persona una domenica bestiale. Christiane ha 40 anni, è originaria di Innsbruck, vive a Caprino, è la portacolori della Fimap, società cicloamatoriale veronese. La Koschier è una stella nel circo delle due ruote. Vince tutto. Vince sempre. Campionessa mondiale su strada. Regina a cronometro, con un buon passato da professionista in Austria. La notte è volata via veloce. Dopo gli spari, i pensieri. Positivi «Sono gia a casa» racconta la Koschier. «Mi ritengo fortunata. Certo, pure la sfortuna c'entra. Sto cercando di mettermi tutto alle spalle». Tornerà a correre? «Eccome. Mi hanno sparato, non sono mica caduta». Giusto, anche perchè Christiane ha un blasone da difendere «Devono spararmi per farmi scendere dalla bicicletta. E lo hanno fatto. Ma non ho perso il buon umore. E la voglia di correre».
Ha vinto tanto. «E non è ancora finita». Torniamo al fatto. Cosa è successo? Dinamiche da chiarire. Perplessità. Ci si domanda come possa essere accaduto. Una caccia alla lepre che ha rischiato di trasformarsi in tragedia per una ciclista.
Christiane racconta: «Ho sentito un'esplosione. Molto vicina a me. Subito non ho capito cosa fosse successo. Pensavo fosse il tubolare della bici. Poi, invece, ho avvertito un dolore forte. Sempre più forte». E ha capito... «Ero stata colpita dagli spari di un cacciatore. Incredibile, ma è andata così. Mi stavo ancora riscaldando per la gara a cronometro che avrei dovuto affrontare di lì a poco. Saranno state le 8,30. Con me c'erano alcuni compagni e il mio fidanzato. Mi sono accasciata».
E si è resa conto di quello che è accaduto, in un crescendo di stupore. «Sono stata colpita con due pallini alla coscia, poi alla tibia. Nella parte alta del corpo ho riportato solo ferite al fianco, alla schiena, ad un polso visto che ero protetta da un giubbetto e da un body».
La Koschier è a terra. Dolore e incredulità. Paura, perchè tutto accade in grande velocità. L'effetto sorpresa è micidiale. Si chiamano i soccorsi.
«L'ambulanza arriva quasi subito» spiega ancora Christiane. «Ricordo che il mio fidanzato ha richiamato il cacciatore, so che sono intervenuti anche i carabinieri. Io sono stata caricata sull'ambulanza e già lì mi hanno tolto i pallini dalla tibia. Tutto il resto è stato fatto in ospedale. I cacciatori? Li vedevo correre. Forse non si sono resi conto di quello che era successo». Una brutta avventura, a lieto fine. «Di certo non mi è passata la voglia di andare in bici. Lo faccio da quando sono una bambina e non mi fermerò certo adesso».
Christiane ha vissuto una notte particolare. «Quando sono rientrata a casa dall'ospedale» ammette, «ho ripensato a tutto quello che era successo. Mi ritengo fortunata. Fossi stata raggiunta dai pallini al collo o alla testa, poteva diventare una tragedia». Nella testa girano vorticosamente tante domande. E ancora nessuna risposta. Christiane cerca di ricostruire quello che è successo attraverso parole, testimonianze di chi c'era. «Il cacciatore voleva colpire la lepre. L'ha presa e l'ha uccisa. Probabilmente i pallini, di rimbalzo, hanno colpito pure me. Ma non riesco a capire. Non ero in un punto dove c'erano alberi, siepi o altro. Ero in uno spazio aperto. Un campo...liscio». Qualcosa, evidentemente, non ha funzionato. Per chi caccia c'è una distanza di sicurezza da rispettare. Che cosa è realmente accaduto?
Stop alle domande, spazio all'ultimo sorriso. «Subito abbiamo pensato fosse stata una mia rivale» ghigna Christiane. Solo così la fermano. Una risata. E la «donna volante» si prepara a rimettersi in sella.

Simone Antolini
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