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16.09.2010

Schinaia dissente dal vescovo
«La mafia va dove c'è denaro»

Il procuratore capo della Repubblica Mario Giulio Schinaia FOTO FADDA
Il procuratore capo della Repubblica Mario Giulio Schinaia FOTO FADDA

Una mafia che non ha confini geografici ma segue l'onda del denaro e di ciò che le occorre. Non solo o non tanto, ormai, per guadagnarne di più, quanto per «giustificare» il fatto di averne; è con questa chiave di lettura che vanno decodificate le nuove forme di delinquenza organizzata, con notabili e colletti bianchi nel ruolo di consulenti indispensabili al riciclaggio di denaro sporco. E un legame «inevitabile» con la politica in quanto «due mondi necessari l'uno all'altro: il primo perché ha bisogno di autorizzazioni, il secondo di consensi».
È lo scenario tutt'altro che incoraggiante tracciato martedì sera a Bardolino dallo scrittore ed esperto di mafie Antonio Nicaso e dal procuratore capo di Verona Mario Giulio Schinaia, in un teatro Corallo particolarmente affollato; un incontro pubblico promosso dall'amministrazione comunale, in particolare dall'assessore alla cultura Marta Ferrari, al quale ha preso parte anche il «Consiglio comunale dei ragazzi».
La serata, cui hanno assistito le massime autorità militari del territorio, si é aperta con una presa di posizione, forte quanto distaccata, rispetto alle dichiarazioni del vescovo di Verona monsignor Giuseppe Zenti sul ruolo negativo della misura del soggiorno obbligato come elemento patogeno e veicolo dei fenomeni mafiosi nei confronti di un tessuto sociale sano come quello veronese.
«È un concetto storicamente sbagliato», ha detto Nicaso. «Il cosiddetto "confino" é stato introdotto nel 1956 e per vent'anni non ha originato nessun tipo di problema. La situazione è cambiata negli anni Settanta, quando la realtà imprenditoriale locale ha trovato proprio in queste persone risposte ai propri bisogni. L'espansione di fenomeni come quelli mafiosi é frutto dell'incontro di due realtà che hanno avuto l'una bisogno dell'altra. E oggi é più che mai riduttivo pensare di catalogare geograficamente questi fenomeni: la mafia», ha sottolineato lo scrittore, «é presente ovunque esistano territori con realtà produttive importanti». «In questo senso il nordest e il Veneto non fanno eccezione: e se Modena e l'Emilia sono il crocevia del traffico della droga, qui c'é il crocevia degli scambi di denaro. Che nell'era globalizzata attuale non hanno bisogno altro che di un "clic" sul computer. Perciò», ha ribadito più volte Nicaso, «la mafia é, paradossalmente, molto più pericolosa quando non spara ma agisce direttamente sul tessuto sociale minandolo alle sue radici più sane».
Opinioni tutte condivise dal procuratore Schinaia, che ha confermato come la mafia «non possa più essere considerata problema regionale o, peggio ancora, circoscritto a un determinato ambito territoriale. Si radica dove c'é ricchezza, possibilità di incrementare i propri affari e riciclare il denaro sporco con la complicità di insospettabili professionisti. Sarebbe un grave errore pensare di assicurare la legalità fermando qualche delinquente comune, magari extracomunitario. Tutti dobbiamo sentirci coinvolti nel fare crescere la cultura della legalità: magari accontentandosi di fare il proprio lavoro secondo le regole e rinunciando a facili guadagni ma conquistando la stima di sé stessi».
Da parte del procuratore anche l'elogio all'operato e all'impegno delle forze dell'ordine per un lavoro spesso fatto «al di là dell'orario e per fedeltà al senso del dovere».
Plauso cui si é aggiunto quello del sindaco Ivan De Beni, che aveva aperto la serata confermando questa come un'ulteriore tappa dell'«impegno dell'amministrazione e dell'istituto "Falcone Borsellino" nella promozione di una cultura della legalità». Un segno: l'intenso minuto di silenzio omaggio ad Angelo Vassallo, il sindaco del Cilento recentemente ucciso.© RIPRODUZIONE RISERVATA

Giuditta Bolognesi
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