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17 ottobre 2018

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29.12.2017

Unica Anatomia patologica per tre ospedali

Analisi di laboratorio:  il servizio verrà centralizzato a Legnago, mentre l’Anatomia patologica sarà concentrata a San Bonifacio
Analisi di laboratorio: il servizio verrà centralizzato a Legnago, mentre l’Anatomia patologica sarà concentrata a San Bonifacio

Francesca Mazzola Dopo le proteste dei lavoratori del Mater Salutis di Legnago, la preoccupazione per la concentrazione dell’Anatomia patologica al Fracastoro di San Bonifacio esplode anche nel resto della rete ospedaliera dell’Ulss 9 Scaligera. Il Magalini di Villafranca, che dovrebbe finalmente aprire e diventare nel 2018 il fiore all’occhiello della sanità pubblica scaligera nell’ovest della provincia, nascerà infatti senza questo importante servizio, ad oggi attivo all’Orlandi di Bussolengo. La direttiva interna dell’Ulss 9 prevede infatti di riorganizzare in dipartimento l’Anatomia patologica centralizzandola a San Bonifacio e anche il servizio di laboratorio analisi, concentrando quest’ultimo a Legnago. Il Magalini, pertanto, partirà privo anche di laboratorio analisi. Ma per gli operatori, che nei giorni scorsi si sono riuniti in assemblea sindacale nei diversi ospedali, mentre concentrare il servizio di laboratorio in unica sede è una strada percorribile senza effetti sui pazienti e sull’organizzazione del lavoro, tutt’altra cosa è procedere in tal senso con Anatomia e istologia patologica. Il materiale bioptico, evidenziano, a differenza di un prelievo di sangue che si può nel caso peggiore rifare, è unico e irriproducibile (basti pensare a un prelievo istologico dalla mammella durante un intervento chirurgico) e i diversi passaggi necessari al trasporto del materiale dalla sala operatoria all’Anatomia in altro ospedale possono moltiplicare statisticamente il rischio di errori; ne vengono elencati vari: conservazione a temperatura non ottimale e possibile deterioramento; sbagli nella numerazione e identificazione; smarrimento, anche perché manca ad oggi un sistema informatizzato e la tracciabilità è affidata alla carta. I tempi d’attesa per la lettura dei vetrini potrebbero infine allungarsi, secondo una ricognizione interna sarebbero infatti già oggi più lunghi a San Bonifacio rispetto a Bussolengo (dove non si superano i 10 giorni). Anche sui costi i lavoratori hanno sollevato perplessità, dal momento che a San Bonifacio non c’è uno spazio già predisposto per ospitare l’Anatomia patologica centralizzata e sembra prendere piede l’idea di aggiungere al servizio attuale una sede al piano superiore, dopo lo smantellamento del laboratorio di analisi (che andrà invece al Mater Salutis di Legnago), con relative spese da preventivare per l’operazione. Il direttore generale dell’Ulss 9, Pietro Giradi, getta però acqua sul fuoco: «I sindacati hanno solo un quadro complessivo dell’organizzazione cui si sta lavorando. Quando la stesura definitiva sarà completata nei dettagli, presumibilmente tra gennaio e febbraio, la consegneremo ai rappresentanti sindacali». Come dire, nessun timore per i lavoratori. E per i cittadini? «Ogni modifica», garantisce Girardi, «verrà stabilita nell’ottica di incrementare la qualità dei servizi per i cittadini oltre che di razionalizzare i costi». Non la pensa così la Cgil Funzione pubblica. La segretaria generale scaligera, Sonia Todesco, afferma: «L’unico motivo di una simile scelta è quella di preparare il terreno alla prossima programmazione regionale favorendo, una volta di più, la sanità privata». Il riferimento è al decreto ministeriale 70 del 2015, che fissa la distribuzione di un servizio di Laboratorio analisi e di uno di Anatomia patologica ogni 150 - 300mila abitanti. «A Verona fino al 2008 la Pederzoli di Peschiera ne era priva e per l’Anatomia patologica si rivolgeva a Bussolengo. I suoi chirurghi hanno chiesto, e infine ottenuto, di avere in sede questo importante servizio», riprende Todesco, «e se si andasse alla definizione delle nuove schede ospedaliere con la realtà esistente oggi, Venezia si troverebbe a dover scegliere se chiudere un’Anatomia patologica nel pubblico o nel privato, cioè a Peschiera o a Negrar». «Favorire apertamente il privato», prosegue la sindacalista, «a quel punto sarebbe politicamente più difficile, ma se l’Ulss9 avesse nel frattempo già operato la scelta di eliminare i servizi, l’operazione andrebbe facilmente in porto». La Cgil per ora attende i nuovi documenti dell’Ulss9, ma a tutti i lavoratori, in attesa che anche i sindaci in rappresentanza dei cittadini si facciano sentire, dà un consiglio: «Restare fermi nei propri servizi e chiedere ordini scritti dal superiore gerarchico, come da contratto, su tutto ciò che attiene il tema chiusure e accorpamento che sia in contrasto con la programmazione esistente». Va ricordato infatti che nelle schede ospedaliere vigenti non si parla di questa riorganizzazione. •

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