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20 ottobre 2017

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08.04.2017

Schiavi nei campi
dall'Est Veronese
a tutto il Nord

Controlli della Finanza
Controlli della Finanza

Sono gli schiavi del ventunesimo secolo. Sono invisibili, lavorano di notte e dormono di giorno. Viaggiano su furgoni di queste organizzazioni criminali nella tarda serata per sfuggire ai controlli delle forze dell’ordine. Ogni giorno partono dall’Est veronese e raggiungono industrie avicole (non coinvolte nelle indagini ndr) sparse per il nord Italia, transitando sulla Porcilana, considerata meno rischiosa per questi trafficanti. Sono sottopagati quand’anche non stipendiati, vivono in stamberghe e guai a lamentarsi per le condizioni invivibili in cui si trovano. Non è un bello spaccato quello che emerge dall’esame delle carte in mano alla procura di Forlì Cesena. L’inchiesta romagnola vede al centro delle indagini l’est Veronese. Sono due gli arrestati residenti tra Monteforte e dintorni , hanno sede ad Arcole due delle tre società finite nel mirino della Guardia di finanza di Soave che ha partecipato alle indagini coi colleghi di Cesena.

 

LE ACCUSE. Si è così scoperta un’associazione a delinquere finalizzata a favorire la presenza di irregolari in Italia, oltre che all’intermediazione illecita nel mondo del lavoro e allo sfruttamento. E così poche settimane fa sono finiti in manette Hamid Nasri, 27 anni, il fratello Driss, 37, residente ad Arcore, l’altro fratello, Abdelmalek, 25, residente a Monteforte, difesi dagli avvocati Giuseppe e Alberto Frigotto di San Bonifacio. Ci sono poi altri due marocchini, Youssef Ennassiry, 35 anni e Abdelhay El Mahi, 44 anni, ambedue residenti a Cesena ma con un ruolo marginale nell’associazione a delinquere rispetto ai tre fratelli. Oltre che di associazione a delinquere, l’ordinanza di custodia cautelare del gip cesenate Giorgio Di Giorgio accusa Driss, Hamid Nasri e Youseff Ennassiry di intermediazione illecita di manodopera oltre che di sfruttamento di lavoro. Tutti poi tranne Abdelmalek devono rispondere di aver favorito la permanenza di irregolari in Italia. Durante l’inchiesta, sono stati individuati dieci lavoratori stranieri privi di permesso di soggiorno e altri 38 senza contratto di lavoro.

 

LE COOPERATIVE. Parlano veronese anche le cooperative coinvolte nell’inchiesta della Guardia di finanza. Ad iniziare dalla «People cooperativa», costituita il 25 giugno 2016 con sede legale ad Arcole in via Pagnego. Sede fittizia, in realtà, lì ora vivono famiglie italiane, estranee alle indagini. L’ordinanza indica come amministratore unico proprio Driss Nasri, ora in carcere. C’è poi la «Service world cooperativa», costituita il 7 maggio 2014 e ha sede sempre in via Pagnego ma al 34 con amministratore unico Abdelmalek Nasri. Anche qui la sede è fittizia. Si tratta di società non certo trascurabili per gli inquirenti. È la stessa Cassazione a sottolineare l’importanza delle cooperative in un’associazione a delinquere. Emerge, per esempio, che con le cooperative si dimostra che l’attività di intermediazione illecita del lavoro non è certo occasionale. Ma sono gli inquirenti a sottolineare la difficoltà a rintracciare i titolari di queste società. «Usano nomi molto frequenti proprio per non farsi identificare dagli inquirenti. Un esempio? L’ultima società costituita dagli indagati si chiama «Global service cooperativa» e ha sede nel Trevigiano. «Sa quante ce ne sono con questo nome in Italia? Ottantatrè. Affibbiano questi nomi alle società perchè poi è molto più difficile risalire a chi l’ha costituita». Gli inquirenti ci sono, però, riusciti e hanno trovato che la sua sede è nel Trevigiano.

 

LE INDAGINI. Le indagini sono iniziate il 27 giugno 2016 con un controllo dei carabinieri di Borello di Cesena in alcuni appartamenti in frazione Osteria di Piavola. Quelle case erano occupate da alcuni migranti. Da lì, grazie alla collaborazione di alcuni dei marocchini finiti nelle grinfie dell’organizzazione, si è risaliti agli appartamenti occupati a Cesena e affittati dai fratelli Driss e Hamid Nasri. «Il diretto e decisivo coinvolgimento anche di Driss, Hamid e Abdelamek Nasri, Youseff Ennassiry, Abdelhay El Mahl emergeva poi attraverso l’ascolto delle intercettazioni telefoniche sul cellulare 320355..ma risultata utilizzata da Hamid Nasri a cui era formalmente intestata».

Giampaolo Chavan
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