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31.12.2017

Quei tre patrioti prestati all’Italia nella Costituente

Ennio Avanzini (Dc)L’assemblea Costituente riunita a Roma dal 25 giugno 1946 al 22 dicembre 1947 per scrivere la Costituzione italiana
Ennio Avanzini (Dc)L’assemblea Costituente riunita a Roma dal 25 giugno 1946 al 22 dicembre 1947 per scrivere la Costituzione italiana

Maria Vittoria Adami La trama civile e democratica dell’Italia, rinata dalla libertà ed espressa nella Repubblica, compie 70 anni. È del 27 dicembre 1947 la firma del presidente provvisorio Enrico De Nicola che promulga la Costituzione (in vigore dal primo gennaio 1948), approvata dall’Assemblea Costituente cinque giorni prima. Dopo un anno e mezzo di lavoro, 556 deputate e deputati di tutto lo Stivale, riuniti a Montecitorio hanno dato convergenza alle loro voci, idealmente e politicamente discordanti. E a quello storico passo partecipano 12 veronesi, tre dei quali legati alla provincia come Antonio Alberti, sindaco di Lazise, paese che oggi lo ricorda con una piazza; il socialista Guido Giacometti, nato a Legnago; l’avvocato Ennio Avanzini di Cologna Veneta. ANTONIO ALBERTI Nato a Verona nel 1883, avvocato penalista, Alberti è il padre dei senatori a vita. Figura cara a Lazise, che lo ha come sindaco proprio agli albori della Repubblica e che fa da cornice alla sua morte, avvenuta la sera del primo agosto del 1956 a Pacengo, Alberti è tra i fondatori, nel 1919, del Partito popolare italiano di Don Luigi Sturzo, ma sotto il fascismo si ritira dalla politica dedicandosi solo alla professione: dopo la laurea in legge a Milano del 1905, ha aperto uno studio penalista a Verona. Finita la Seconda guerra mondiale è sindaco di Lazise e poi 53mila preferenze, il 2 giugno 1946, lo inviano a Roma all’Assemblea Costituente per la Democrazia cristiana. Qui Alberti propone di includere nella Costituzione la nomina di cinque senatori a vita «che hanno illustrato la Patria per altissimi meriti nel campo sociale, scientifico, artistico e letterario», come cita l’articolo 59. Alberti troverà in Umberto Terracini (Pci) uno strenuo oppositore. «Ad ogni modo, questi cinque non potranno mai in nessun modo spostare il centro di gravità di una situazione politica in Senato. Capisco che è stato detto che anche lo spostamento di un atomo ha la sua influenza sul corso degli astri; ma qui vaghiamo nell’inafferrabile, mentre noi dobbiamo trattare cose concrete», spiegherà Alberti in Assemblea (e tra i primi senatori a vita ci sarà il compositore Toscanini). Finita l’esperienza Costituente, nel ’48 è eletto senatore, divenendo vicepresidente del Senato. Alla sua morte è unanime il coro di stima che anche gli avversari politici riconoscono a lui, «gentiluomo» nei modi e di profonda cultura. GUIDO GIACOMETTI Nato a Legnago l’11 settembre 1882 e annoverato nell’atlante Donne e uomini della Resistenza dall’associazione dei partigiani d’Italia, militante socialista dal 1903, Giacometti è, invece, un promotore della cooperazione. Nel 1905 crea la Cassa tra Cooperative per gli infortuni degli operai sul lavoro e dopo la Prima guerra mondiale fonda e dirige un Consorzio cooperativo regionale veneto e una Banca operaia delle Venezie. Nel 1921 è eletto deputato per il Partito socialista, ma nel ’25 deve lasciare l’Italia per sottrarsi alle persecuzioni fasciste. Ripara in Francia, dove entra a far parte del Comitato centrale dell’Unità d’azione antifascista e a Lione presiede il Comitato di liberazione battendosi contro l’occupazione tedesca della Francia. Tornato in Italia nel 1946 è eletto alla Costituente e poi senatore, socialista, dal ’48 per tre mandati. Muore a Roma nel ’68. ENNIO AVANZINI Nato a Cologna Veneta nel 1888, Avanzini entra nell’Assemblea Costituente per la Dc. Avvocato e politico, sarà sottosegretario al Tesoro in tre Governi De Gasperi e nel Governo Pella. Lavorerà anche per le commissioni Bilancio, Giustizia, Agricoltura e Alimentazione, Interni. Muore a Mantova nel 1962. •

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