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22 gennaio 2018

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31.12.2017

La penna di Guido Gonella che firmò la storia d’Italia

Guido Gonella
Guido Gonella

I lavori per redigere la Costituzione iniziano a Roma il 25 giugno 1946. Il 27 dicembre 1947 la carta è promulgata e viene firmata dal presidente De Nicola, dal presidente della Costituente Umberto Terracini (Pci, che ha sostituito Saragat), e dal capo del Governo Alcide De Gasperi (Dc). Le penne sul tavolo sono quattro. La quarta è usata da De Gasperi per l’ultima copia perché il pennino della sua gratta la carta. Preziosi cimeli, le penne spariscono in un istante dal tavolo. Lesto Guido Gonella si accaparra quella di Terracini. Il veronese è ministro dell’Istruzione e padre della Costituente. Con lui, tra i 556 deputati eletti a suffragio universale nell’Assemblea, ci sono altri 11 scaligeri, giornalisti, avvocati e amministratori di Dc, Psiup e Pci (la Costituente esprime una quindicina di partiti di cui 207 seggi Dc, 115 Psiup e 104 Pci). Gonella (1905-Nettuno 1982), laureato in filosofia e legge, ha studiato a Parigi, Londra e Berlino; durante il Ventennio insegna Filosofia del diritto all'università di Bari e Pavia fino all'espulsione dalla professione per dichiarato antifascismo. Giornalista (sarà il primo presidente dell'Ordine), autore di «Acta diurna», rubrica anonima de L'Osservatore Romano, poi direttore del clandestino «Il popolo», arrestato, poi liberato ma sorvegliato, fonda con De Gasperi, nel 1942, la Dc. Convinto europeista, nel 1979 sarà il primo vicepresidente del Parlamento europeo. Nella Costituente ci sono anche, per la Dc, il sindacalista cattolico Ferdinando Storchi; l’antifascista e poi sindaco di Verona (1951-1956) Giovanni Uberti; il conduttore capo delle ferrovie Luigi Bacciconi; l’avvocato partigiano e poi sottosegretario Lodovico Sforza Benvenuti. Per i socialisti, l’antifascista di «Italia libera» Carlo Caldera, l’avvocato Aldo Fedeli sindaco di Verona (1946 -1951) e il direttore di «Verona del popolo» Tullio Tomba. Per il Pci Antonio Pesenti, docente universitario, antifascista, poi ministro e nel centro economico per la ricostruzione. M.V.A.

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