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21 aprile 2018

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03.01.2018

Italiano e patente Naima conquista due grandi libertà

Naima con la sua nuova auto, l’insegnante e i compagni di scuola del Centro per l’istruzione per adulti
Naima con la sua nuova auto, l’insegnante e i compagni di scuola del Centro per l’istruzione per adulti

Monica Rama «La scuola che crea cittadini, semina consapevolezza e migliora il processo di integrazione delle persone. La scuola che mette voglia di andare avanti, di imparare, che crea ponti tra persone e culture. Il Centro Provinciale per l’Istruzione per Adulti di Verona è l’istituzione di frontiera, che non si lascia scoraggiare dalle difficoltà e cerca la strada del rispetto e dei valori, perseguendo anche la volontà di aprirsi alle altre istituzioni e agli enti locali, per porre in essere azioni efficaci di formazione e miglioramento delle competenze della popolazione adulta». È questo il bilancio fatto, in chiusura del 2017 e con il 2018 davanti, da Annalisa Santi, responsabile del CPIA di San Bonifacio, a nome anche del dirigente scolastico del CPIA di Verona, Nicoletta Morbioli. Le considerazioni dell’insegnante di Colognola, che da anni opera nell’istruzione per adulti provenienti da tutti i continenti, sono palesi nella vicenda che dimostra come possa la scuola dare corpo a sogni, migliorare le persone e attuare un’integrazione proficua per tutti, che passa anche per l’educazione stradale. «Un pomeriggio, mentre ero a scuola in attesa di iniziare i corsi, Naima, una mia studentessa dell’anno scorso, proveniente dal Marocco, si è affacciata alla porta dell’aula tuffandosi tra le mie braccia, piena di gioia. Ho pensato che fosse per l’esame superato: infatti aveva superato da poco il test A2 di lingua italiana, ottenendo l’idoneità per richiedere la carta di soggiorno di lunga durata, documento che certifica la volontà dello straniero di integrarsi stabilmente nel nostro Paese. È stata promossa», racconta l’insegnante, «lei che è partita da zero, avendo studiato poco in Marocco dove nei villaggi le lezioni avvengono a ritmo irregolare. La sua gioia, però, non era solo per l’esame, ma anche per un altro importante traguardo. Naima infatti poteva guidare e la famiglia in cui lavora come badante l’ha aiutata a trovare una piccola vecchia Yaris. Guidare significa indipendenza e libertà. Forse per noi queste sono cose scontate, ma per lei è stata una grande conquista, un passo verso emancipazione e indipendenza, a maggior ragione guidare non nel proprio Paese ma in Italia, facendosi largo tra segnali, norme di circolazione, prescrizioni da comprendere, indicazioni da chiedere o da dare», spiega Santi. «Era contenta come se fuori dalla scuola fosse parcheggiata una Ferrari. La scuola riusce a cambiare in meglio le persone, a motivarle al costante miglioramento, che è l’obiettivo del CPIA ovvero l’apprendimento durante tutto l’arco della vita. Naima ha voluto che mi sedessi al posto del passeggero per scattare una foto ricordo che ha attraversato l’etere raggiungendo amici e parenti in Marocco. In Italia ha trovato la sua strada nella vita», fa sapere. «Guidare è libertà, ora posso andare dovunque senza dover chiedere di essere accompagnata. Posso passare a prendere qualche amica che non guida o che deve accompagnare i bambini da qualche parte», ha riferito la giovane marocchina alla maestra, «ai colloqui a scuola o dal pediatra. Senza contare che ora andrò a scuola con la macchina: voglio studiare ancora». «Nei corsi di italiano del CPIA, in particolare in quelli di San Bonifacio, da sempre lavoriamo nell’educazione stradale e nella promozione di una cultura di prevenzione degli incidenti. La tematica mi appassiona», commenta Annalisa, «perché credo nel ruolo della scuola come fattore di sensibilizzazione stradale. Ci sono Paesi in cui manca la cultura della prevenzione stradale, dove guidare è caotico e pericoloso: integrarsi in Italia non è solo usare la lingua della comunicazione ma comprendere la società italiana nella sua quotidianità. Il CPIA svolge un’azione importante, spesso silenziosa, di collante sociale, di amalgama culturale. Ai corsi si impara la lingua ma anche il rispetto e l’amore per la cultura in tutte le sue forme. Ognuno compie un percorso personale che è anche di vita, mai solo didattico». Prosegue l’insegnante: «Per certi aspetti, la viabilità accomuna tutti. Per questo il successo di Naima è stato condiviso dal resto della classe. È diventato motivo di discussione riguardo al problema delle polveri sottili e dell’inquinamento, attuando un confronto con i Paesi d’origine degli studenti e traendo valutazioni utili per l’integrazione». Nell’abbracciare Naima, i compagni di scuola hanno deciso che continueranno a studiare e, conclude Annalisa Santi, «mentre guardavo una studentessa cinese che se ne andava sottobraccio alla sua compagna marocchina, ho pensato che il mondo può davvero migliorare con la perseveranza verso i propri obiettivi e la voglia di mettersi in gioco. Caratteristiche che accomunano tutti nel Centro di formazione: dalla direzione agli insegnanti, dagli amministrativi e, ovviamente, a loro, agli studenti, i veri protagonisti del grande processo di apprendimento». •

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