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17 gennaio 2018

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24.12.2017

Il Bambinello che nasceva nei conventi

Un Bambin Gesù accogliente in cartapesta e occhi in pasta di vetroUn Bambinello esposto in una teca con un ricercato addobbo in motivi floreali
Un Bambin Gesù accogliente in cartapesta e occhi in pasta di vetroUn Bambinello esposto in una teca con un ricercato addobbo in motivi floreali

Andrea Sambugaro Adagiato in una teca, come in una culla termica. Su morbidi cuscini, anziché sulla paglia. Fasciato in vesti ricamate e dorate sulle quali rimbalzano le luci, contribuendo al gioco di riflessi dei faretti, delle perline in vetro e altri elementi decorativi. Altro che mangiatoie di buoi, altro che poveri pastori come iconografia imporrebbe... Eppure i Bambinelli venuti alla luce da pochi giorni a Palazzo Scarpa, la sede del Banco Bmp, non sono una trasgressione. Anzi: tradizione pura. Quella nata nei conventi femminili, dall’incontro di monache provenienti da ricche famiglie e religiose di origini umili. Il padre dei Bambinelli non si chiama Giuseppe ma Stefano Tessaro e la distanza che ha percorso è sei volte tanto quella che separa Betlemme da Gerusalemme: 45 chilometri, da via Vergaglia a Santo Stefano di Zimella a piazza Nogara, a 200 metri dall’Arena di Verona, nei cui arcovoli è tornata la mostra dei presepi «Il Bambinello Re. I Gesù bambini della devozione popolare», invece, è una novità, gustabile fino al 19 gennaioin orario di apertura degli sportelli. C’è lo zampino dell’Arena, che a metà aprile aveva dedicato un servizio di Paola Dalli Cani alla collezione di Tessaro, titolandolo «Santi numi!», espressione rivelatrice della sorpresa che suscita l’abitazione di questo artigiano che ha sempre restaurato mobili e ha la passione di rifare il trucco ad arredi e suppellettili sacre. Daniela Rosi lo ha letto, è andata a Santo Stefano di Zimella ed è rimasta entusiasta, fino al punto da organizzare e curare la mostra. è l’ennesima collaborazione tra il Lao (Laboratorio artisti outsiders) di Verona, associazione da lei presieduta, e il Banco Bpm, dove in precedenza aveva già portato i «serpenti» del veronese Dario Righetti e le miniature del pittore-contadino ragusano Francesco Giombarresi. «ANCHE QUESTE MONACHE, a modo loro, erano delle artiste outsider», dice la curatrice. «Vivevano nei conventi, magari sostenuti proprio dalle loro famiglie, ma sempre di conventi si trattava». I Bambin Gesù che creavano e «confezionavano» erano dati in dote alle spose, insieme o in alternativa a Madonne bambine, come auspicio di fecondità. Tessaro ne ha piena la casa, e non solo di Bambinelli: anche Marie e figure sacre in legno, cera, cartapesta ceramica, bronzo, gesso... Esposti su ogni centimetro quadrato, così come sono, oppure in teche o campane di vetro. Angoli di paradiso. Tutto è nato in un giorno del Signore: «Già, era domenica», racconta. «In un mercatino dov’ero andato per cercare vecchie statuette da utilizzare come ricambi per quelle che dovevo sistemare, vedo la corona tondeggiante di un Gesù Bambino di Praga: una folgorazione. Uno stupendo mantello, sebbene liso e impolverato e sporco. Un paio di antichi orecchini appuntati alla veste, un anello infilato attorno a due dita della statuetta, una collana e un crocefisso che pende dal collo, una spilla, braccialetti. La statuetta era, anzi è alta una sessantina di centimetri. La prendo per cinquantamila lire». E la sistema, «lasciando tutto com’era», precisa. Chissà, forse il rimando al capitello che dalla Seconda guerra mondiale che sta proprio davanti a casa sua, fatto erigere da una madre che invocava protezione sul suo e su tutti i figli di Santo Stefano spediti al fronte. La predisposizione c’era, la si può chiamare vocazione, visto il tema religioso. Da allora è nata la collezione. Lì, al Banco Bpm, fasciati nelle loro vesti preziose e illuminati da piccoli riflettori, i Bambinelli non soffrono il freddo. Tuttalpiù un po’ di nostalgia per i fratellini rimasi a casa a Santo Stefano. •

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