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28 maggio 2018

Provincia

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08.02.2018

Cinghiali, «sì» ai centri di raccolta

La Regione ha risposto positivamente alla richiesta avanzata dalla Provincia, tramite il consigliere Stefano Marcolini con delega alla caccia, in merito alla possibilità di attivare i centri di raccolta ai quali conferire i cinghiali abbattuti in attività di controllo, in alternativa al trasferimento della carcassa al centro di lavorazione di Cavalo di Fumane, come avviene finora, nonché di poter acquisire l’intera carcassa quale rimborso spese. La Regione precisa, nella comunicazione firmata da Andrea Comacchio, direttore della Direzione Agroambiente, caccia e pesca, che il sostegno delle spese per le analisi veterinarie, lo smaltimento delle carcasse e naturalmente il funzionamento dei centri di raccolta restano a carico dei cacciatori. Si potranno quindi attivare i centri di raccolta nei quali conferire le carcasse e il cacciatore potrà ricevere l’intera quantità di carne, senza alcun ulteriore onere, fatto salvo il sostegno delle spese per la visita veterinaria e per il funzionamento della struttura. In attesa dell’attivazione di questi centri, resta in funzione il centro di lavorazione di Cavalo di Fumane, ma con regole nuove: metà della carcassa dovrà essere lasciata al macello e l’altra metà andrà al cacciatore, che dovrà versare al macello un euro al chilo per la parte eviscerata e in pelle, mentre il macello pagherà alla Provincia 1,50 euro al chilo per la parte che trattiene. L’istituzione dei centri di raccolta è una possibilità, non un obbligo, e non vale solo per i cinghiali, ma per tutti gli ungulati: devono avere caratteristiche previste dai regolamenti comunitari e regionali, con «locali provvisti di requisiti che li rendano idonei alla lavorazione delle carni, quali pareti e pavimenti facilmente lavabili e sanificabili, acqua potabile calda e fredda, una cella frigorifera di capacità idonea e contenitori per sottoprodotti», ed essere riconosciuti dal Servizio veterinario competente. Nella comunicazione che il consigliere Marcolini ha inviato a tutte le Riserve alpine e Comprensori di caccia, si invita a verificare se sul territorio esistano strutture che potrebbero potenzialmente essere adibite allo scopo, magari chiedendo il parere dei veterinari di zona. Il centro di raccolta potrà interessare più Comprensori per contenere le spese della sua gestione. Lo stesso Marcolini assicura il supporto della Provincia nella fase organizzativa. «Questa riorganizzazione dell’attività di controllo potrà avere positive ripercussioni sul Baldo, ove non è consentita la caccia al cinghiale», osserva Marcolini, «e sono remote le possibilità che lo sia, visto il parere contrario della Regione nelle linee guida per la stesura del Piano faunistico venatorio. Quindi proprio ai Comprensori del Baldo mi rivolgo affinché vengano valutate le possibili soluzioni, anche con il supporto della Provincia se necessario. Nel frattempo si applicano le disposizioni contenute nel piano di controllo, al quale ci si deve attenere: da effettuare solo in presenza di criticità determinate dal cinghiale e mediante prelievo da appostamento per la sua elevata selettività e ridotto impatto e in quanto le girate sono comunque vietate da maggio a settembre». • V.Z.

V.Z.
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