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16 novembre 2018

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16.09.2017

Ancora due anni
per chiudere
l’inchiesta sui Pfas

La commissione in riunione ad Arzignano per indagare sull’inquinamento da Pfas
La commissione in riunione ad Arzignano per indagare sull’inquinamento da Pfas

Caso Pfas: il procuratore di Vicenza Antonino Cappelleri afferma che dovrà attendere l’esito delle analisi sulla popolazione esposta alla contaminazione prima di chiudere le indagini. Significa che trascorreranno altri due anni. Una previsione in merito alla quale, però, Alessandro Bratti, presidente della commissione bicamerale d’inchiesta sulle Ecomafie, che sta svolgendo la sua seconda indagine nel giro di pochi mesi sull’inquinamento, solleva più di una perplessità. «Questa vicenda è esplosa nel 2013, ma, dal punto di vista giudiziario, c’è stata una prima raccolta di informazioni compiuta dalla procura di Verona nel 2014 e la procura di Vicenza ha iniziato a muoversi solo nel marzo del 2015», spiega Bratti. «Ora la speranza è che si agisca con una velocità diversa».

Il parlamentare lo ha affermato ieri pomeriggio, al termine dei due giorni passati dai membri della commissione nell’area inquinata. Prima compiendo un sopralluogo nell’azienda chimica Miteni di Trissino, che, secondo Arpav e Regione, è la principale responsabile dell’inquinamento, e poi sentendo in audizione amministratori, tecnici, associazioni ambientaliste e produttive ed inquirenti. Proprio al termine di uno di questi incontri, il responsabile della procura berica ha spiegato: «L’inchiesta va avanti nel modo più solerte possibile, basandosi su accertamenti tecnici e consulenze molto accreditate, e speriamo di chiudere nei tempi più brevi possibili, che non saranno comunque brevissimi».

Pur spiegando che è impossibile quantificare la durata delle indagini, ha comunque aggiunto: «Per noi sarebbe utile avere i risultati dell’analisi epidemiologica della Regione: mi dicono che serviranno due anni, vedremo se riusciremo ad essere più veloci, ma il nostro compito non è quello di fare prevenzione bensì repressione, e per questo servono certezze».

«Stando a quanto riferito anche dal direttore generale della Sanità regionale Domenico Mantoan», dichiara Bratti, «è chiaro che i Pfas sono quantomeno un fattore di rischio per la salute per la popolazione, per cui confido che ci siano già elementi sufficienti per chiudere le indagini su questo aspetto, mentre è già evidente che tutti sapevano dell’inquinamento interno all’azienda di Trissino». «Come già anticipato in audizione, ora avvieremo una collaborazione diretta con la procura, allo scopo di favorirne, per quanto possiamo, l’attività», conclude.

Se sui tempi della giustizia è aperta la discussione, sui lavori necessari per garantire l’approvvigionamento da fonti pulite degli acquedotti continua invece lo scontro fra Regione e governo. Uno stucchevole botta e risposta che ha visto in questi giorni la senatrice Laura Puppato, Pd, attaccare la Regione. Lei afferma che Venezia ha inviato progetti sbagliati a Roma per il finanziamento. Dall’altra parte replica l’assessore regionale all’Ambiente Gianpaolo Bottacin. Sostiene che l’invio è stato apprezzato dal ministero per l’Ambiente, che però avrebbe affermato di non avere a disposizione gli 80 milioni di euro che erano stati deliberati per i Pfas ancora a dicembre dello scorso anno. Intanto gli enti e le società del servizio idrico stanno comunque lavorando per provare ad abbattere di più gli inquinanti, aumentando la presenza di quei filtri che sinora sono stati pagati dai cittadini.

Tornando alle audizioni della Commissione Ecomafie, va registrato che ieri l’amministratore delegato di Miteni Antonio Nardone ha affermato che l’attuale proprietà non sapeva nulla dell’inquinamento compiuto dalle precedenti e che «sta pagando per la loro superficialità». Intanto i dipendenti della sua azienda ieri hanno dichiarato due giorni di sciopero, a partire da domani, per protestare a causa di carenze organizzative interne.

Luca Fiorin
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