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26 settembre 2018

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24.12.2017

«È un’avventura continua E la colpa è dei preti...»

Un suggestivo scatto notturno realizzato   sul Grola in zona Malera
Un suggestivo scatto notturno realizzato sul Grola in zona Malera

La domanda che gli fanno tutti è sempre la stessa. «Ma a che ora ti svegli?». Glielo chiedono le centinaia di persone che commentano e condividono le sue foto, glielo domandano gli escursionisti che (raramente) incrocia tornando dalle sue camminate solitarie quando è ancora mattina presto. Alle quattro: Luca Giavoni quando deve andare in montagna si sveglia alle quattro di mattina. «Lo faccio per motivi diversi», spiega, «un po’ perché è l’orario migliore per godersi la montagna e vedere certi panorami, un po’ per poi avere il resto della giornata o per il lavoro o per la famiglia. E poi è anche una questione di sicurezza: i temporali in montagna di solito arrivano nel pomeriggio, camminare di primissima mattina ti espone e rischi minori». E la scelta di quei due giorni a settimana, giovedì e domenica? «Bisogna darsi delle regole», dice, «se hai delle regole hai continuità». E si va con qualunque condizione: freddo, neve o ghiaccio, ovviamente con l’equipaggiamento adeguato. «L’inverno è forse la stagione che preferisco per camminare. E poi mi piace quando cambia il tempo: fa cambiare anche il paesaggio attorno». Luca, originario di Albaredo d’Adige, ha sempre avuto la passione per la montagna: «Devo ringraziare i preti in realtà: andavo al seminario e da ragazzino mi portarono sulle dolomiti di Brenta. Mi fecero fare la ferrata delle Bocchette e me ne innamorai. Per me la montagna è avventura, mi fa sentire ancora bambino». Carega, Baldo, ma non solo: quando può si cimenta sui pendii della pale di San Martino o quelli della Val d’Aosta. Un’amore per le vette che sta trasmettendo anche alle figlie, che hanno 20 e 15 anni: «La più grande certe volte mi segue, l’altra, per ora ha altri interessi, com’è normale a quell’età...». Anche la passione per la fotografia la coltiva praticamente da sempre, ma solo da tre-quattro anni condivide i suoi scatti su Facebook. «C’è un po’ di narcisismo, è inutile negarlo, è normale per ogni fotografo. Ma a me piace anche mostrare alle persone la bellezza delle nostre montagne e magari alcuni scorci quasi sconosciuti». L’idea di accompagnare le foto con un semplice «now» è nata per caso: «Facebook mi chiedeva “cosa stai facendo adesso“. Quell’adesso l’ho tradotto così». Ed è diventato un suo marchio di fabbrica. E così, mentre i veronesi sono in casa o in ufficio, regala loro le istantanee di un mondo vicino ma lontanissimo dalla realtà di un giorno di lavoro in città. «In tanti mi scrivono che mi invidiano. La verità», conclude Luca con un sorriso, «è che spesso mi invidio anch’io». RI.VER. © RIPRODUZIONE RISERVATA

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