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21.12.2011

«Venturini, scienziato geniale e medico vicino ai malati»


 &#171;Venturini, scienziato geniale<BR>e medico vicino ai malati&#187;
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Esponente di spicco dell'oncologia italiana con una grande carica umana. Medico scienziato geniale e di spinta per i colleghi. Punto di riferimento per i pazienti. È il ritratto del primario del dipartimento di Oncologia dell'ospedale Sacro Cuore Don Calabria di Negrar, Marco Venturini, morto lunedì 19 dicembre, a 57 anni.
La famiglia risiede a Genova, ma i funerali si tengono oggi a Marina di Carrara, sua città natale. La carriera era iniziata con la specializzazione in oncologia all'Università del capoluogo ligure ed è proseguita con numerosi incarichi, come uno dei massimi esperti nazionali di tumori, in particolare per il cancro al seno. Una fama che gli è valsa, dal 7 novembre scorso, la presidenza dell'Associazione italiana di oncologia medica. Le sue condizioni di salute, da qualche tempo precarie, si sono aggravate all'improvviso. Nel mondo dell'oncologia italiana e in reparto, a Negrar, che era la sua seconda famiglia, la notizia della morte è stata un fulmine a ciel sereno. Venturini lascia un vuoto palpabile al quinto piano del Don Calabria. E che si percepisce nelle parole dei collaboratori, dal farmacologo di reparto Gianluigi Lunardi all'oncologo Massimo Cirillo, che piange la perdita di «un maestro, che ci ha dato una spinta costante e avrebbe potuto dare ancora molto all'oncologia italiana». La missione, ora, è portarne avanti l'insegnamento. «Ci resta la grande lezione etica», afferma il collega Roberto Magarotto. «L'intransigenza di Venturini nell'essere all'altezza delle sfide terapeutiche non era che l'espressione concreta del nostro dovere di offrire la migliore chance ai pazienti». La giovane oncologa Valentina Sini: «È stato il mio maestro di lavoro e di vita». L'infermiera caposala Martina Oliboni: «Era un uomo di grande statura umana e professionale, un esperto della patologia che non dimenticava la persona, aperto alle proposte per migliorare la qualità di vita dei malati».
Inevitabile che il concerto gospel di ieri sera, nel teatro parrocchiale di Negrar, a sostegno di nuovi progetti all'interno del dipartimento oncologico, si sia trasformato in un tributo alla sua figura. «Uno straordinario scienziato», spiega Rino Davoli, presidente dell'associazione Il Sorriso di Beatrice che collabora con l'Oncologia di Negrar. «Per un incredibile scherzo del destino, è salito in cielo il giorno prima del concerto da lui voluto».
Il professor Venturini credeva nell'approccio multi-specialistico al paziente. «Con rigore, intelligenza e ironia ha coinvolto molti colleghi delle diverse specialità», conferma il primario dell'Anatomia Patologica di Negrar, Giuseppe Zamboni. «Il suo esempio guiderà l'attività dei giovani che è riuscito a entusiasmare e coinvolgere nella ricerca clinica».
Giuseppe Sanguineti, primario della Radioterapia, ha lasciato gli Stati Uniti per rispondere alla chiamata di Venturini a Negrar: «La nostra collaborazione era costante e sinergica», afferma. «Era un punto di riferimento locale e nazionale». Al ricordo commosso di colleghi e amici si unisce quello della direzione dell'ospedale negrarese. Il presidente, fratel Mario Bonora: «Nel 2006 cercavamo un medico che sviluppasse la nostra Oncologia e il curriculum di Venturini era eccezionale. Nelle promesse e, poi, nei fatti». Il direttore sanitario, Fabrizio Nicolis: «Il suo progetto si basava su due rotaie, ricerca e corsia, e nel nostro ospedale ha trovato terreno fertile per svilupparlo».

Camilla Madinelli
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