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07.04.2013

Valpantena, un bel «volumen» sull'arte di produrre vino

Una Loggia di Fra' Giocondo affollata per la presentazione del volume «Valpantena» FOTOSERVIZIO AMATO
Una Loggia di Fra' Giocondo affollata per la presentazione del volume «Valpantena» FOTOSERVIZIO AMATO

Non è solo un libro, o un «volumen», dal latino «grande, che pesa» come lo ha definito Giancarlo Volpato dell'università di Verona. «Valpantena. Dal Vinum Raeticum all'Amarone» è un regalo che ogni luogo e ogni coltura di pregio meriterebbero. Perché in 400 pagine sono state condensate storie, tradizioni, programmi e futuro, venti secoli di vigna, di vignaioli e dell'arte di fare il vino, prendendo le mosse dal paesaggio, dalla preistoria, dalla storia e dalla cultura materiale. Il risultato del lavoro durato un anno e mezzo e pubblicato a cura della Cantina Valpantena Verona con i tipi della Grafica di Vago di Lavagno che per l'occasione ha inaugurato il marchio Gianni Bussinelli editore, nel ricordo del fondatore, è quanto di meglio ci si possa aspettare per completezza, accuratezza e bellezza. «È magnifico, un oggetto che veicola idee», ha sottolineato Volpato nella presentazione alla Loggia di Fra' Giocondo, «dove i paratesti parlano da soli» e ha citato le fotografie di Flavio Pettene e l'articolo di Ferdinando Zanini: «Solo otto righe con trenta pagine di immagini della grande saggezza della gente di campagna». Con lui hanno contribuito altri dodici autori: da Ugo Sauro per la parte geologica e paesaggistica a Giorgio Chelidonio su miti e preistoria del vino; da Alfredo Bonopane per l'età romana a Gianni Rapelli per la toponomastica. E ancora: Gian Maria Varanini per lo scorcio medioevale; Bruno Avesani, che è anche curatore e coordinatore, per l'età moderna; Giuseppe Franco Viviani, con un saggio sulla Scuola provinciale di agricoltura di Quinto, dove poi si è insediata l'attuale Cantina. Giovanni Zalin, infine, si è occupato delle origini e dell'affermazione della Cantina Valpantena; mentre Luca Degani, Lorenzo Caramazza e Stefano Casali hanno scritto di identità e originalità della Valpantena. Il libro apre e chiude con un intervento di Luigi Turco, presidente della Cantina, che nell'incontro moderato da Lucio Bussi, caposervizio delle pagine economiche de L'Arena, ha ringraziato i 370 soci produttori da cui arrivano i 70mila ettolitri di vino pregiato e ha definito questa realtà il vigneto alle porte «del Comune cittadino». Ha citato i 22 soci fondatori che nel 1958 hanno avuto il coraggio della scelta e i presidenti che lo hanno preceduto: «Tutti hanno dimostrato altissima professionalità e capacità di lavorare in gruppo», ha detto Turco sottolineando che il libro è stato voluto «perché assieme al nostro vino siano conosciute anche storia e passione del territorio che ci appartiene». Anche l'assessore provinciale all'Agricoltura Luigi Frigotto ha citato il connubio «irripetibile altrove, tra eccellenza dei vini e organicità del territorio», e il vicesindaco di Verona Vito Giacinto si è detto soddisfatto di aver contribuito ad approvare l'ampliamento della Cantina, ma nello stesso tempo dispiaciuto che «la politica faccia davvero poco per l'agricoltura». Carlo Fratta Pasini, presidente del Banco Popolare, principale sponsor dell'iniziativa culturale, che ha aggregato numerose altre aziende e realtà produttive di Verona e Valpantena, ha elencato le ragioni per le quali ha sostenuto l'iniziativa: «Dar merito alla Cantina: ce l'ha fatta e vende più di quanto produce; e riconoscere il radicamento territoriale che ne ha decretato la fortuna. Alla luce di questi sviluppi, allargare la zona del Valpolicella è stata una scelta irreversibile che oggi bisogna riconoscere non è andata a scapito né dell'affermazione di questo vino né della sua qualità». Come ha rimarcato Avesani, una Cantina alle porte di Verona è servita alla Valpantena a preservare le sue caratteristiche: autonoma dalla città ma in sintonia, capace di conservare sui pendii la sua vocazione agricola di pregio.

Vittorio Zambaldo
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