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05.08.2010

Sì del ministero all'Amarone imbottigliato fuori confine


 L'imbottigliamento all'estero è stabilito col decreto 61 del 17 luglio
L'imbottigliamento all'estero è stabilito col decreto 61 del 17 luglio

Valpolicella, il vino emigra. È ufficiale: Amarone, Recioto e Ripasso potranno essere messi in bottiglia ovunque. L'imbottigliamento all'estero dei celebrati rossi locali è ufficialmente stabilito dal decreto legislativo numero 61 del 17 luglio scorso e da una nota del 25 giugno con cui la Direzione generale dello sviluppo agroalimentare e della qualità del ministero delle Politiche agricole, alimentari e forestali, respinge la diffida di alcuni produttori contrari alle imbottigliatrici straniere.
Il dibattito è cominciato qualche mese fa, quando il Consorzio tutela vino Valpolicella ha messo online nel suo sito internet la richiesta per l'imbottigliamento out door, in deroga alle disposizioni contenute nel nuovo disciplinare Amarone e Recioto docg e Ripasso doc, più restrittive, sollevando le proteste di alcune aziende tutelate dall'avvocato Alessia Beghini, tra la quali "Le Calandrine" di Antonio Perin. La faccenda è arrivata a Roma e dalla capitale è ritornato l'ok definitivo. «Il ministero ha ufficialmente chiuso la questione», spiega Luca Sartori, presidente del Consorzio. «Con la nota di giugno non solo definisce corrette le informazioni diramate dal Consorzio sul proprio sito, ma anche respinge la diffida presentata da un produttore della Valpolicella, precisando che il ministero procederà all'esame delle richieste d'imbottigliamento fuori zona di produzione seguendo la normativa vigente». Per Sartori, Roma conferma pertanto il corretto operato del Consorzio sotto il profilo informativo, tanto verso i propri associati, quanto verso chi pur fuori dalla zona di produzione, desidera proseguire attività pregresse.
«Le informazioni sul nostro sito erano destinate ad imbottigliatori fuori provincia di Verona che già facevano questa attività e che potranno continuare a farla in base a deroghe temporanee, a fronte di precisi requisiti», prosegue il presidente. «Anzi da una situazione fuori controllo, la deroga temporanea serra le maglie e mette sotto controllo tutti». Il ministero scioglierebbe i dubbi anche per quanto riguarda il timore di ampliare, con il passaggio da doc a docg, il numero delle aziende che imbottigliano grazie alla creazione di nuove denominazioni di origine. «Per il ministero, le docg "Amarone della Valpolicella" e "Recioto della Valpolicella", nonché la doc autonoma "Valpolicella Ripasso" (riconosciute con i rispettivi decreti) si configurano come estrapolazioni della preesistente Doc "Valpolicella"», sottolinea Sartori.
«A riprova, basta pensare allo smaltimento delle scorte di vino prodotte, per cui vengono richiamate le prescrizioni previste dal preesistente disciplinare del Valpolicella doc». Ma i dubbi delle aziende riottose continuano. «I nuovi disciplinari che hanno portato alla docg, fortemente voluti a tutela del prodotto d'eccellenza», commenta l'avvocato Beghini «sono stati sviliti nei principi ispiratori dal decreto legislativo 61/2010 che ha autorizzato di fatto l'imbottigliamento anche del nostro Amarone al di fuori della provincia e all'estero». E aggiunge: «Il decreto 61 poi, è entrato in vigore 24 ore prima del termine di trenta giorni previsto per la presentazione delle domande. Ritengo utile richiamare le garanzie del presidente del Consorzio di tutela in merito ai controlli per gli imbottigliatori fuori dalla provincia di Verona e all'estero, perché quello che interessa ai produttori è scongiurare eventuali conseguenze dannose non solo per il prodotto ma anche per il mercato, con l'obiettivo di tutelare il lavoro svolto per un vino d'eccellenza». Un timore condiviso anche da Perin: «Già fuori dalla provincia di Verona i controlli non arrivano, figuriamoci all'estero», dice il produttore. «È all'interno della provincia di Verona che è difficile dribblare i controlli perché è qui che i controlli vengono fatti. Ecco perché si chiedeva il rispetto di quanto contenuto nel nuovo disciplinare, ossia di imbottigliare nel Veronese». L'enologo Luigi Andreoli ritiene sia ora «determinante rafforzare, se non costituire ex novo, controlli obbligatori da eseguirsi in proporzione sia al numero delle bottiglie riempite che al loro prezzo di vendita. Sarà inoltre necessario individuare gli enti competenti per territorio in grado di campionare il vino, magari predisponendo accordi di reciproco controllo e quindi sottoporre il prodotto ad un esame obiettivo con l'ausilio di professionisti». © RIPRODUZIONE RISERVATA

Gianfranco Riolfi
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