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05.09.2010

Muore a 88 anni di età il «profe» Quintarelli


 A Santa Maria ci sarà il funerale del professor Francesco Quintarelli
A Santa Maria ci sarà il funerale del professor Francesco Quintarelli

Un amico insostituibile e un maestro indimenticabile, che amava con tutto il cuore la sua terra. Lascia un grande vuoto il professor Francesco Quintarelli, morto l'altro ieri a 88 anni: con lui se ne va un pezzo della storia della Valpolicella. Mancherà a molti il Chino, come affettuosamente veniva chiamato, o il profe, titolo che "ripudiava" con un sorriso o una battuta. Quintarelli badava alla sostanza, spingeva alla conoscenza del territorio in tutte le sue pieghe e al recupero delle tradizioni; a una giovane giornalista in erba ripeteva spesso: «Sii la giornalista della Valpolicella».
I funerali si terranno martedì alle 16 nella chiesa parrocchiale di Santa Maria. Quintarelli era vedovo da 13 anni di Emilia Salgari, discendente dello scrittore d'avventura di cui lui si è a lungo occupato; lascia i tre figli Gianpaolo, Luciana e Stefano, otto nipoti, tre fratelli, alcuni pronipoti, altri parenti e tanti amici. Sarà sepolto al cimitero di Torbe, dove era nato il 22 luglio 1922. Riposerà vicino alla "ciesa vecia", di cui aveva denunciato più volte lo stato di degrado invitando le istituzioni al restauro. Da giovane il Chino finì in un campo di prigionia, poi fu partigiano. Si laureò in lettere a Padova con una tesi, guarda caso, sulla Valpolicella. Fu sindaco di Negrar dal 1964 al 1970: fece costruire strade, acquedotti e fognature, promosse cultura e manifestazioni. Come preside alle scuole medie, da grande amante dei viaggi, intensificò gite all'estero e scambi culturali. Nel 1976 si trasferì in Colombia a fare il direttore della scuola italiana di Bogotà, dove concluse la carriera; in pensione si dedicò anima e corpo, sempre gratuitamente, al territorio. La pronipote Sonia Salgari: «Con lui perdiamo un punto di riferimento prezioso».
Quintarelli ha fondato lo Snodar e l'associazione culturale "Vivi la Valpolicella", di cui era presidente onorario e con cui ha collaborato fino alla fine. L'ultima creatura è il Premio trenta Amaroni, che dalla prossima edizione sarà intitolato a lui.
Era un vulcano di idee. Le attività che ha iniziato verranno portate avanti dalla famiglia e dagli amici, compresi gli autori dei servizi televisivi su Rai Uno, Laura Fadda e Toni Morabito. «Chino era un uomo fantastico, con intelligenza e sensibilità fuori dal comune», affermano. «L'amore per la Valpolicella è contagioso», ci diceva. «E infatti ci ha insegnato a conoscere e apprezzare questa terra meravigliosa e le persone che la vivono. Continueremo a "contar la storia" e onorare il Chino della Valpolicella». C.M.

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