lunedì, 12 novembre 2018
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30.11.2010

La Perlini paga i dipendenti assenti


 I Perlini ricevono dal sindaco Tessari e dall'assessore Ramazzin (loro dipendente) un dono FOTO AMATO
I Perlini ricevono dal sindaco Tessari e dall'assessore Ramazzin (loro dipendente) un dono FOTO AMATO

«Colleghi imprenditori, a dicembre devolviamo un'ora di lavoro di ognuno dei nostri dipendenti agli alluvionati di Monteforte e Soave».
La proposta la fanno in coro i gemelli Perlini, Francesco e Maurizio, 49 anni, praticamente quanti ne sono passati dacchè loro padre Roberto costruì il primo dei suoi 12mila dumper. Hanno passato gli ultimi 30 anni della loro vita in azienda, hanno imparato mestiere e savoir-faire, tanto con i loro 140 dipendenti quanto con Volvo, loro partner europeo a cui si affianca il consocio brasiliano Randon, un colosso da 11 mila dipendenti a cui ha dato vita un collega imprenditore di Schio. Veneti, come gli alluvionati pronti a tirarsi su le maniche: molti di questi, finiti sotto acqua e fango a Soave e Monteforte, hanno fatto lo stesso. E loro, i gemelli Perlini, non hanno avuto alcun dubbio: «Non credo ci sia da stupirsi se abbiamo concesso ai dipendenti alluvionati di stare a casa il tempo necessario e li abbiamo comunque considerati presenti. C'era da affrontare uno stato di pura necessità: credo che loro stessi sarebbero stati più contenti di essere regolarmente al lavoro». Francesco Perlini la spiega come la più ovvia delle cose: eppure, nell'azienda sambonifacese, L'Arena ci è arrivata grazie ad uno dei dipendenti che ha voluto segnalare e ringraziare pubblicamente il suo datore di lavoro per la sensibilità dimostrata. Già perché avere o non avere mezza mensilità sul conto corrente fa una certa differenza. Certo, in Comune gli alluvionati hanno trovato le dichiarazioni che, inviata ai datori di lavoro, facevano scattare un'automatica giustificazione per l'assenza permettendo quindi di salvaguardare il posto di lavoro. Ma da qui ad essere comunque pagati ce ne passa.
«Io so solo che mi ha chiamato Francesco Perlini e mi ha chiesto come andavano le cose. Gli ho detto che era un disastro e lui, senza tanti giri di parole, mi ha detto di starmene a casa, perché era il paese, in quel momento, ad avere più bisogno di me»: il racconto ha la voce di Claudio Ramazzin, uno dei dipendenti della Perlini Equipment Spa, che alluvionato direttamente non lo è mai stato, ma che con la carica di assessore della giunta Carlo Tessari l'alluvione l'ha comunque vissuta in primissima persona per quindici giorni di fila. «Ho chiamato anche io, dicendo che avevo bisogno di Claudio al mio fianco per gestire l'emergenza. Mi sono sentito rispondere che non avevo bisogno di chiedere», gli ha fatto eco Carlo Tessari.
Maurizio e Francesco sono stupiti dell'attenzione loro riservata: «L'azienda lavora da cinquant'anni sul territorio, lo stesso dei suoi dipendenti, ed è cresciuta con loro. Se in un momento di emergenza non li sostiene l'azienda», interroga Francesco Perlini, «chi li sostiene? L'unica cosa che francamente fatico a capire è perché altre aziende non facciano altrettanto».
Tessari parla di atto straordinario, indica i fratelli Perlini come esempio per tutti consegnando loro un piccolo dono istituzionale, cioè due preziose cartoline d'epoca della Monteforte di ieri. «Siamo poverelli», scherza Tessari finchè i fratelli Perlini ribadiscono che di straordinario non c'è nulla se non «la buona volontà ed il buon senso nel fare le cose. Aiutare, anche così, chi si è trovato in difficoltà per noi è un input aziendale».
Già, buona volontà: «Non credo che devolvere agli alluvionati un'ora di lavoro dei propri dipendenti crei problemi ad un'azienda», considera Maurizio Perlini. «Faccio questa proposta agli industriali veronesi, la farò formalmente all'Associazione industriali di Verona che potrebbe concretamente fare qualcosa, anche rendendosi disponibile a fare da deposito del denaro da devolvere poi ai due Comuni alluvionati». Il fratello Francesco non ha dubbi: «Noi, di sicuro, un'ora di lavoro di ognuno dei nostri dipendenti la devolveremo».
Maurizio era in Brasile quando l'Est veronese è stato invaso dai fiumi: «Vedevo il disastro su Rai International, l'enfasi posta dalla tv sul buon senso e l'operosità dei veneti. Non mi sono stupito di nulla, del darsi da fare tutto veneto», dice, «e dell'accaduto. Il crollo degli argini era un disastro ampiamente annunciato a causa di una situazione risaputa fatta di incuria degli argini e di fossati trasformati in discarica. Conosco bene queste zone perché ci passo a cavallo». Poi cambia argomento e guarda negli occhi Tessari: «Era naturale che facessimo così, non si mercanteggia sulla disgrazia. L'impresa non è solo profit». Poi il saluto, la stretta di mano e la sensazione, nettissima, di essere nel palazzo di una multinazionale… a conduzione familiare. P.D.C.

Paola Dalli Cani
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