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30.01.2010

Georg, l'eroe della tragica notte di Sausto


 La collina di Sausto dopo la tragica esplosione del 25 aprile del 1945
La collina di Sausto dopo la tragica esplosione del 25 aprile del 1945

Corrubbio ricorda Georg Ostheimer, l'eroe della notte in cui la luna si oscurò.
Era il 25 aprile 1945, i tedeschi erano in ritirata e quella notte avevano deciso di far saltare le polveriera di Sausto, la collina che sovrasta il paese allora zeppa di esplosivo. La Santa Barbara era stipata nel lungo dedalo di gallerie di un'ex cava di tufo e conteneva bombe, mine, proiettili, esplosivo e gas. Lo scoppio del forte aprì la collina di Sausto vomitando sul paese fuoco, terra e rocce che rasero al suolo 33 case, ne lesionarono gravemente 99 e provocarono la morte di 29 corrubbiesi. Ma sarebbe stata una carneficina di proporzioni ancora più tragiche se Ostheimer, uno di quel manipolo di nazisti in ritirata, prima di scappare non fosse passato di casa in casa ad avvertire del grave pericolo, quelli che ormai erano diventati suoi amici.
Pur trovandosi dall'altra parte della barricata, il sergente Georg riuscì a salvare 150 persone, prima di morire egli stesso nello scoppio del forte. Una storia che solo i più anziani ricordano e che è riemersa grazie alle ricerche di Luisa Ferrari e Carlo Battistella, autori del libro «La luna si oscurò». Un libro ricco di testimonianze inedite, raccolte dalla viva voce degli scampati al tremendo evento. Tanti racconti che hanno contribuito a fare emergere le ultime eroiche ore di vita del sergente Georg, come quello di Maria Dalla Rosa. «Il 25 aprile verso l'imbrunire, saranno state le 19,30 circa bussò alla nostra porta un soldato tedesco. Era il moroso di una ragazza del paese. Non mi ricordo il nome. Noi dicevamo il moroso, quando uno frequentava una ragazza, ma non sapevamo se era effettivamente il suo fidanzato. Ad ogni modo, il soldato tedesco ci chiamò tutti e ci disse di andar via subito, distante, fuori da quella casa».
Armida Riolfi rivive quel giorno come fosse ieri. «Mia nonna Regina stava finendo di cucinare la polenta nella ramina e stavamo preparandoci per cenare. Erano circa le 20, quando sentimmo dei colpi alla porta, mia nonna andò ad aprire e lì c'era un soldato tedesco che continuava a dire "Via! Tutto kaputt, kaputt!"».
Emilia Giacopuzzi riporta invece la testimonianza del marito Angelo. «Mi raccontò che quella sera un soldato tedesco, suo amico, passò per le case di Sausto per avvertire tutti di andare via perché il forte sarebbe scoppiato. Questo soldato tedesco era il moroso di una ragazza italiana che abitava nel vicolo, ma lei non c'era, era già andata via. Il tedesco aveva portato con sé delle coperte perché la gente avrebbe dovuto rimanere nel rifugio a Cengia per la notte, o forse le aveva portate per la ragazza, e aspettò che tutti se ne fossero andati. Dopo che gli ultimi si erano avviati verso Cengia, lui gli disse che andava a prendere le sue cose alle baracche sopra i Oresti, dove dormivano i soldati tedeschi». Fu a quel punto che il forte esplose. Un esplosione devastante che secondo Heinrich Wilchen, ufficiale tedesco in capo della guarnigione di Corrubbio, avvenne in anticipo di quindici minuti sull'ora prevista. Una sfasatura temporale che potrebbe essere stata fatale ad Ostheimer.
Bruno, fratello di Rosa Righetti, correva sulla sommità della collina insieme al sergente Georg. «Ad un certo punto», ricorda Rosetta , «mio fratello vide che il terreno sotto di lui si stava aprendo. Nel giro di qualche secondo si era formata una lunga e profonda crepa larga un metro e forse più, quasi come se la collina si staccasse. Mio fratello mi disse che istintivamente la saltò via, per non venire inghiottito e, appena fatto il salto, sentì un boato violento, peggio di un terremoto, e scoppiò per aria tutta la collina davanti a lui. Bruno fu sbalzato via parecchi metri più il là, poi si alzò e cominciò a correre verso nord, distante dal punto dello scoppio, e si trovò nei campi che allora erano dei Betteloni. Si salvò per caso con quel salto, perché, nonostante fosse a pochi metri dal Forte, il fuoco e la maggior parte delle rocce esplosero verso valle dalla parte opposta. Ma Giorgio fu colpito in testa da un macigno e volò, per lo spostamento d'aria, parecchie decine di metri in basso». Una persona per bene, il sergente Georg Ostheimer, saltato in aria sulla collina di Sausto. Un uomo che aveva messo il cuore davanti all'ideologia e che il 3 marzo precedente lo scoppio di Sausto aveva scritto alla madre la sua ultima lettera. «Qui si dice che tutti se ne andranno via presto, solo pochi anziani resteranno. Voglio vedere cosa decideranno di me. Ho sempre avuto fortuna e se mi manderanno al fronte ci andrò. Nonostante ciò, siamo molto occupati tutto il giorno e a volte anche di notte, comunque tutto il lavoro viene svolto con precisione, perché i camerati al fronte fanno ciò che è umanamente possibile. Cara mamma, speriamo che la guerra finisca presto. Ieri notte ho sognato di essere a casa». Un sogno infranto sulla collina di Sausto. La speranza di un eroe che a Corrubbio non riescono a dimenticare.
Gianfranco Riolfi

Gianfranco Riolfi
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