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21.05.2013

Da Valeggio a San Bonifacio il Giro taglia in due il Veronese

Nibali in testa al gruppo e «padrone» del Giro 2013, bersagliato dal maltempo
Nibali in testa al gruppo e «padrone» del Giro 2013, bersagliato dal maltempo
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Il Giro trasmette allegria. Domani passa sulle strade della nostra provincia, in una terra di ciclismo. Entra da Valeggio e Villafranca, dove passato e presente si rincorrono, da un «padre del ciclismo veronese» come Assuero Barlottini ai neo professionisti Alessandro Mazzi e Nicola Dal Santo, attraverso l'olimpionico Angelo De Martini, Arnaldo Faccioli, Orfeo Falsiroli, Rodolfo Falzoni (che una tappa del Giro vinse a Genova), Pietro (9 Giri alle spalle) e Simone Campagnari, Enzo Serpelloni, il re dei pistard Sandro Gaiardoni, senza dimenticare i fratelli Pancera della vicina San Giorgio in Salici e l'Sc Valeggio, la società che tramanda passione e capacità di educare. La carovana del Giro continua per la Povegliano di Giorgio Mantovani, la Vigasio di Lino Carletto (più volte azzurro), la Castel d'Azzano di Giacomo Tubini, che fu gregario di Binda, per poi lambire la città, nelle vicinanze di Cadidavid, dove hanno visto i natali l'olimpionico Aleardo Menegazzi, Lino Ciocchetta (gregario di Fiorenzo Magni), Claudio Girlanda. E tornare in provincia nella San Giovanni Lupatoto dei fratelli Giovanni e Massimo Strazzer, a Zevio dove sono nati l'olimpionico Eros Poli, l'iridato Dino Verzini e Alessio Girelli, a Ronco, a Belfiore, nei dintorni della terra di Renato Giusti e Luciano Dalla Bona, per poi lasciare il Veronese a San Bonifacio, dove sono nati Davide Rebellin, il veronese più vincitore di sempre, Giancarlo Ginestri, Alessandro Romio e il neo «prof» Daniele Aldegheri. Sono tutti atleti che hanno onorato e onorano la professione della bici. In tanti hanno corso il Giro che oggi propone tre ragazzi di casa nostra, l'emergente Elia Viviani di Vallese di Oppeano («non sarà come la cronosquadre dell'anno scorso a Verona, ma sarà bello transitare sulle strade del nostro lavoro, della nostra passione, dei nostri allenamenti, davanti alla gente che ci conosce»), l'esordiente Edoardo Zardini di Marano («sarà emozionante passare su strade che si conoscono e tra la tua gente») e l'esperto Daniele Pietropolli dell'Oca di Bussolengo, al suo quinto Giro, che si è meritato il plauso della squadra quando, nella tappa di Treviso, ha passato in un amen la sua bici a Scarponi, consentendo al capitano un rapido rientro nel gruppo («sarà emozionante anche se non è più il ciclismo di una volta che poteva consentire di guadagnar qualcosa sul gruppo per salutare un familiare o un amico»). Il Giro arriva, passa in pochi secondi e se ne va. Ma regala emozioni, sia vi siano dei corridori in fuga, sia si presenti il gruppo compatto. L'applauso è per tutti perché tutti fanno uguale, e tanta, fatica. L'attesa è rallegrata dalla «carovana pubblicitaria» che transita, solitamente, un'ora prima della corsa. Belle ragazze si fermano a donare gadget, a invitare a ballare sulla strada, ad un canto in compagnia tra musica, colori, festa. Poi arrivano i corridori. Sfrecciano in pochi attimi, bastano per far ricordare ai vecchi i tempi in cui applaudivano Coppi e Bartali, Merckx e Gimondi, Moser e Saronni, far rivivere nei più giovani i brividi che dava Pantani e inculcare nei bambini la passione per la bici, alimentando il sogno di poter essere un giorno come i ciclisti che vedono. Il Giro dà immagine. Narra anche la storia dei luoghi che attraversa, ne fa vedere le bellezze naturali e artistiche, fa memoria delle persone che ne hanno segnato l'esistenza. Valeggio, Villafranca, San Giovanni Lupatoto, Zevio, Belfiore, San Bonifacio hanno tanto da raccontare. Le scuole sono state coinvolte. Gli alunni hanno preparato striscioni, cartelli, festoni. Il Giro lo fa da anni, aiuta a far conoscere storia e geografia. La Rai è presente, puntuale nel trasmettere quello che il Giro è, non solo ciclismo, ma parte della storia d'Italia. E allegria della gente.

Renzo Puliero
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