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29.06.2011

Coppia di aquile avvistata a Novezza

Esemplare di aquila reale in volo
Esemplare di aquila reale in volo
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Ferrara di Monte Baldo. Una volta appurato che il rapace trovato morto la seconda domenica di maggio a Novezzina era una poiana, gli occhi sono ora puntati sul cielo del Baldo per scrutare la rotta delle aquile, che, recentemente, sono state avvistate. La polizia provinciale, infatti, che ha effettuato monitoraggi specifici domenica e ne sta facendo ancora in questi giorni, e in particolare ne effettuerà quando sarà presente in maniera massiccia per l'esercitazione di protezione civile, ha già incassato qualche notizia: due segnalazioni di avvistamenti, che a sua volta adesso confida di fare.
«Quando si è di servizio in determinate aree o quadranti», conferma la dottoressa Anna Maggio comandante della polizia provinciale, «dove si può avvistare fauna rara, oltre ad eseguire controlli di vigilanza, si compie un monitoraggio costante nella speranza di poter avvistare animali rari. Sicuramente i nostri agenti saranno i primi a tenere gli occhi bene aperti». Tanto più che a loro fa riferimento la popolazione locale e, con il timore che qualcosa fosse accaduto alle aquile, qualcuno si è già fatto sentire. «Due persone della zona ci hanno riferito di aver visto due aquile verso la fine della settimana scorsa a poca distanza da località Novezza. La coppia è certamente in loco», spiega Daniele Ferrais, vice ispettore che segue la zona Baldo e che, con l'ufficiale Marco Morbioli, sta seguendo la questione in coordinamento con il comandante Maggio ed il vice comandante Damiano Cappellari. Non sarebbe invece stato avvistato l'aquilotto. «Tuttavia», spiega Morbioli, «è nato l'anno scorso, per cui, se durante il primo anno di vita questi animali restano con i genitori, poi sono allontanati o si allontanano da soli d'istinto, per vivere in un altro territorio, un' area che, per le aquile, può essere molto vasta, anche di centinaia di ettari».
Intanto è Monica Rossi, titolare con il marito dell'albergo ristorante Il Cacciatore in località Cambrigar, a quota 1125, a due chilometri da Novezza e a circa uno da Novezzina, a dire: «Qui le aquile si vedono quasi tutti i giorni e, se non le vedi, le senti. Venerdì mattina, uscendo di casa, abbiamo sentito i fischi tipici dell'aquila e l'abbiamo vista proprio sopra la nostra testa che girava in tondo con il volo planato ad ali spiegate. Inoltre», aggiunge, «dei malghesi che hanno le vacche in località Prazzagano ci hanno riferito di averne viste addirittura tre».
Così Raffaele Lorenzi, che, a Malga Prazzagano a quota 1300 metri tiene una ventina di vacche da latte in alpeggio, aggiunge: «Vedo spesso le aquile. L'ultima volta che ne ho viste non due ma quattro insieme, è stato il 12 giugno. Mi fermai a parlare con delle persone e, casualmente, alzai la testa. Scorsi quattro rapaci, uno grandissimo, talmente grande che da allora tengo d'occhio la mia nipotina, che ha 3 anni, quasi potesse portarmela via... un fatto che mia nonna mi raccontava fosse accaduto a Fraine nel 1880», sorride.
Su quest'ultimo avvistamento andrebbero però cercate conferme. Sempre la polizia provinciale precisa infatti che «gli adulti ed i giovani dell'aquila reale hanno le stesse dimensioni. Per questo è probabile che il volatile più grande fosse effettivamente un'aquila, mentre gli altri tre appartenessero ad altre specie che stavano effettuando "mobbing", quell'azione di disturbo degli uccelli che difendono il proprio territorio nei confronti di un potenziale predatore o concorrente. Ma vedremo». Intanto hanno incontrato il Corpo forestale dello Stato anche per affrontare altre questioni: «Con loro, anche in quest'occasione, siamo rimasti sempre in costante contatto», assicura il comandante.
«Una conferma che l'animale morto non sia un'aquila ma una poiana ci è stata data anche dai tecnici della Sezione di zoologia dei vertebrati del Museo tridentino di Scienze naturali di Trento, che hanno visto le foto del rapace morto. In ogni caso», assicurano, «continuano le indagini per capire se qualcuno abbia sparatoo meno all'animale. Infatti, dagli elementi che abbiamo, le foto, non possiamo desumere le cause di morte, che potrebbero essere state tante».

Barbara Bertasi
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