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24.07.2012

Bacini di laminazione, i soldi ci sono ma solo per i progetti

Il bacino di Montebello dopo una piena: sarà allargato dalla Regione
Il bacino di Montebello dopo una piena: sarà allargato dalla Regione

Zero euro per i bacini di laminazione, o quasi. «Ad oggi non risultano ancora disponibili nel bilancio regionale le risorse necessarie alla realizzazione, nonché per le espropriazioni dei terreni o gli indennizzi per le servitù temporanee». Lo dice e lo scrive l'assessore regionale all'Ambiente Maurizio Conte, lo sottoscrive la Giunta regionale, la stessa che aveva deliberato gli interventi per la mitigazione del rischio idraulico mediante la realizzazione di bacini di laminazione delle piene. Delibera che aveva anche «impegnato le risorse per provvedere alla redazione degli studi di fattibilità». In pratica, dunque, se i soldi c'erano un anno fa, erano solo quelli necessari a progettare opere per le quali non c'è, oggi, alcuna risorsa disponibile. E' tutto scritto nero su bianco, sulla delibera del 3 luglio con cui la Giunta Zaia risponde all'interrogazione con cui il capogruppo regionale Idv, il veronese Gustavo Franchetto, chiedeva chiarimenti sullo stato della messa in sicurezza idraulica nell'Est veronese. Con il suo atto ispettivo del 5 aprile Franchetto, facendo propria la preoccupazione dei proprietari dei terreni destinati ad invaso temporaneo, chiedeva chiarimenti sul «rebus delle servitù di allagamento» e, indirettamente, anche sui cosiddetti bacini a monte e sull'allargamento del ponte della Motta a San Bonifacio. La risposta non lascia spazio a dubbi perchè, basta leggere, tutto procede come copione ma limitamente alla progettazione. «I progetti preliminari per i bacini di San Vito (a San Bonifacio a servizio del Chiampo, ndr) e San Lorenzo (a Soave a servizio del Tramigna, ndr) sono stati presentati in Commissione tecnica regionale Ambiente il 7 maggio e da questa valutati con parere favorevole. Il 5 giugno la Giunta regionale», scrivono Conte e la Giunta, «ha autorizzato il dirigente della direzione Difesa del suolo ad avviare la progettazione definitiva dei suddetti interventi e dei relativi studi di impatto ambientale». Delle risorse per dar corso alle opere, si legge nella riga sotto, oggi non c'è nemmeno l'ombra. «Di soldi ce ne sono», sbotta però Franchetto, «bisogna scegliere dove metterli. Non siamo privi di risorse, so solo che si potrebbe decidere di non sostenere, ad esempio, tante attività». E siccome la Giunta è organo collegiale alla fine di non metterci un euro su certe voci verrebbe da pensare che è decisione di tutti. Una cosa positiva peraltro c'è, ed è la considerazione per cui, proprio dall'analisi comparata dei progetti preliminari, «l'estensione del bacino di Montebello Vicentino sia considerata come assolutamente prioritaria», visto che quest'opera «permetterà, tra l'altro, di mettere in sicurezza l'area di San Vito, che si trova più a valle, facendo venir meno la necessità di realizzarvi un ulteriore bacino di espansione. In attesa, pertanto, della messa in opera dell'estensione dell'invaso di Montebello, in caso di eventi di piena eccezionali, l'area naturalmente depressa posta in località San Vito potrà essere utilizzata per la salvaguardia idraulica del comune di San Bonifacio provvedendo in tal caso agli indennizzi degli eventuali danni». Perchè, come lamentano i proprietari dei terreni di San Vito, non si sappia ancora come saranno valutati gli indennizzi per l'occupazione delle aree «e dalle portate laminate» si leggo poco sotto: «Il valore potrà essere calcolato con la dovuta precisione sulla base del piano particellare di esproprio e con i necessari approfondimenti previsti in sede di progetto definitivo». Aspettare, dunque, perchè «ragionevolmente si stima di riuscire a portare a termine detta progettazione entro i primi mesi del 2013». Sul ponte della Motta, nella delibera della Giunta, non c'è nemmeno una riga.

Paola Dalli Cani
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