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30.07.2011

Aereo caduto in mare: «Errore dei piloti»


 La fase di recupero in mare di alcuni rottami dell'Airbus dell'Air France
La fase di recupero in mare di alcuni rottami dell'Airbus dell'Air France

Errore umano. Alla fine le scatole nere hanno raccontato la verità sul volo Rio de Janeiro-Parigi dell'Air France, che si inabissò nella notte tra il 31 maggio e il primo giugno del 2009, con l'imprenditore villafranchese Agostino Cordioli e altre 227 persone. L'ufficio francese di inchiesta e analisi sugli incidenti aerei (Bea) ha pubblicato ieri il terzo rapporto sulle circostanze della vicenda. Il documento farebbe risalire le cause della tragedia a una serie di errori dei piloti dell'airbus 447, inabissatosi nell'atlantico, al largo del Brasile.
La ricerca della verità è durata tre anni. Mesi di speranze vane, riaccese soltanto nella primavera scorsa, quando sui fondali oceanici, a 3.900 metri di profondità, furono rinvenute le scatole nere ancora funzionanti, nonostante i 23 mesi di immersione nella sezione finale della fusoliera. Sono loro oggi a raccontare cosa accade negli ultimi minti di quella tragica notte, dando una chiave di lettura trascritta nel rapporto diffuso ieri a Parigi. Il fascicolo è il terzo in ordine di tempo, ma il primo da quando sono state ritrovate le scatole.
Fino a ieri, le cause dell'incidente erano ricondotte alle sonde Pitot di velocità del velivolo, fabbricate dalla Thales. Una versione, tuttora valida, ma confermata da una serie di nuovi particolari, che chiamano in causa il personale della cabina di pilotaggio. Là dentro, spiga il rapporto, non si seppe rispondere alla situazione di emergenza creatasi negli ultimi minuti di viaggio, in seguito al guasto degli indicatori di velocità e alla conseguente perdita di assetto del volo. I piloti non erano formati a sufficienza e non riconobbero la situazione di stallo dell'aereo. È scritto nero su bianco dal Bea, secondo il quale questa mancanza avrebbe provocato rapidamente la perdita di quota del velivolo.
L'allarme di stallo dell'aereo suonò per 54 secondi. Ma in quei minuti frenetici, i piloti non applicarono la procedura utile a rispondere al guasto dei Pitot, che essendo congelati fornivano dati sulla velocità non veritieri. Seguì la disattivazione del pilota automatico. Subentrò allora il giovane della cabina, di circa trent'anni. Il capitano, infatti, si era ritirato per riposare. Ma le scatole nere raccontano anche che in quegli ultimi minuti di tensione, non giunse alcuna comunicazione ai passeggeri a bordo. Poi la perdita di quota che infilò il velivolo nei flutti dell'oceano. Probabilmente i piloti non avrebbero potuto fare altrimenti, perché secondo il Bea «non avevano ricevuto una formazione ad alta quota» utile a far fronte a una situazione di quel tipo. Secondo gli inquirenti, inoltre, i compiti non furono divisi in modo esplicito all'interno della cabina di controllo, rimasta senza capitano.
Le righe del rapporto non lasciano adito a dubbi e suonano dure alle orecchie della Air France, che tuttavia difende la professionalità dei piloti. La compagnia punta piuttosto il dito sull'affidabilità dell'allarme di stallo, attivatosi e disattivatosi in più riprese, rendendo difficile l'analisi della situazione.

Maria Vittoria Adami
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