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17 dicembre 2018

Europa

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05.03.2018

Spd approva la Grande coalizione, via al governo Merkel

Spd approva la Grande coalizione, via al governo Merkel
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BERLINO - Hanno salvato la cancelliera "al tramonto", restituendole lo scettro. A quasi sei mesi dalle elezioni, Angela Merkel potrà formare il suo quarto governo, grazie ai socialdemocratici tedeschi, che hanno detto un chiaro e definitivo sì alla Grosse Koalition. Dopo settimane di aspro dibattito interno, in cui il partito si è drammaticamente diviso, la base dell'Spd si è espressa in modo inequivocabile a favore di una nuova edizione del governo con l'Unione (Cdu-Csu), con il 66,02% dei consensi. Sono 239.604 adesioni, contro 123.329 contrari. E la partecipazione è stata molto forte: il 78,39% dei 463.723 aventi diritto.

 

Lo spoglio è durato tutta la notte di sabato 3 marzo, e il risultato è stato annunciato domenica mattina alla Willy-Brandt-Haus: "C'è chiarezza, entreremo nel prossimo governo", ha affermato perentorio e serio Olaf Scholz, commissario del partito e futuro vicecancelliere con delega alle Finanze. "Sono lieta di collaborare di nuovo, per il bene del Paese", ha twittato subito dopo Angela Merkel.

 

Con una leader obiettivamente ridimensionata, il 'Merkel IV' è un governo molto atteso, soprattutto in Europa: Emmanuel Macron, si è ripetuto spesso in Germania, ha bisogno di Berlino per approfondire l'integrazione dell'eurozona. E infatti il capo dell'Eliseo ha subito salutato il via libera dell'Spd come "una buona notizia per l'Europa". Anche per l'Italia, alle prese con il voto, l'epilogo tedesco di una vera e propria corsa a ostacoli - dal traumatico fallimento del tentativo 'giamaica', con Verdi e liberali, a quest'ultimo decisivo referendum - è molto promettente: pur avendo incassato una clamorosa sconfitta il 24 settembre (con il 20,5%), i socialdemocratici sono riusciti a imporsi nelle trattative, strappando sei ministeri, fra cui Esteri, Lavoro e soprattutto Finanze, dopo anni di austerity dettati dall'ex mastino dei conti Wolfgang Schaeuble, ora alla guida del Bundestag. Il diktat del risparmio potrebbe essere storia. E anche il programma è fortemente segnato dalla "solidarietà", soprattutto nel capitolo Ue, il primo dell'accordo, che punta in modo inequivocabile su crescita e investimenti. "Non è stata una decisione facile - ha sottolineato Scholz -. C'è stata una discussione trasparente e aperta sul contratto di coalizione cui hanno partecipato molti membri. Nel dibattito siamo cresciuti ancora insieme, e questo ci dà la forza di cui abbiamo bisogno per governare e portare il Paese nella direzione giusta. E ci dà la forza per il processo di rinnovamento già avviato".

 

Il contegno estremamente controllato del sempre asciutto sindaco di Amburgo ha fatto storcere molti nasi. "Manca la passione per questa Grosse Koalition", ha ammesso la vicepresidente Malu Dreyer. Ma non esultare oggi è parte della strategia necessaria per mantenere il partito unito: un terzo ha votato contro, insieme ai giovani dello Juso di Kevin Kuehnert, oggi "deluso", che volevano far cadere Merkel. "Restiamo insieme", è l'affermazione della presidente in pectore (al voto il 22 aprile) Andrea Nahles. Quasi un appello, in un partito che i sondaggi danno al 16%, record minimo storico. Anche fra i cristiano democratici c'è sollievo: "Una buona decisione per il paese", per la neosegretaria Kramp-Karrenbauer. "Ci sono i presupposti perché la Germania resti forte", ha aggiunto il presidente dell'Assia Volker Bouffier, rivolgendosi a quei conservatori che tifavano per un governo di minoranza pur di non fare troppe concessioni all'Spd che "vuole gli eurobond", secondo i falchi alla Carsten Linnemann. Merkel però, nei giorni scorsi, ha pacificato il partito, nominando la nuova segretaria generale - la fidata Annegret, che ha trionfato con un plebiscito - e accogliendo nel gabinetto perfino l'avversario Jens Spahn.

 

In una situazione molto complessa, la cancelliera, che dovrebbe essere rieletta il 14 marzo nel Bundestag, ha dimostrato ancora una volta di saper trovare il compromesso per portare a casa il risultato. C'è una vittima politica: Martin Schulz è fuori dai giochi, 'caduto' nelle giravolte di questa lunga partita. "Sono contento del risultato - ha detto laconicamente oggi -. Porterà avanti l'Europa e la Germania, e rafforzerà l'Spd".

 

Redazione Ansa