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17 agosto 2018

Italia

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10.02.2018

Scuola, contratto rinnovato Fedeli: «Impegni mantenuti»

Valeria FedeliMarianna Madia
Valeria FedeliMarianna Madia

SCUOLA Dopo quasi 10 anni di «blocco» e una trattativa notturna non stop è arrivata ieri mattina l’attesissima firma del contratto di lavoro del nuovo comparto Istruzione e Ricerca che in tutto interessa circa 1 milione e 200 mila lavoratori. Un’intesa alla quale non hanno apposto la firma né Snals né Gilda, che ritengono i miglioramenti retributivi ottenuti «irrisori», e fortemente criticata anche da altre organizzazioni sindacali: l’Anief fa notare che gli stipendi di docenti e personale Ata verranno incrementati di appena il 3,48%, percentuale tre volte inferiore all’inflazione, e l’Usb parla di «salari da fame» confermando lo sciopero proclamato per il 23 febbraio. L’intesa non piace neppure ai presidi. Una «ennesima occasione di rinnovamento perduta, sacrificata sull’altare dell’imminente appuntamento elettorale», ha dichiarato il presidente dell’Anp, Antonello Giannelli, secondo il quale «l’ipotesi firmata rivela la volontà di tutelare gli interessi corporativi di alcune sigle sindacali e il disinteresse per il rilancio della scuola e delle professionalità che la animano». Di tutt’altra opinione sono il ministro della Pubblica amministrazione, Marianna Madia, che ha parlato di contratto «giusto e doveroso», e la titolare del dicastero di viale Trastevere, Valeria Fedeli: «Avevamo preso un impegno preciso, lo abbiamo mantenuto. Abbiamo lavorato, in questi mesi, riuscendo a garantire aumenti superiori a quelli previsti». A tutti i lavoratori sarà riconosciuto l’aumento di stipendio previsto dall’intesa del novembre 2016 tra Governo e sindacati. Per la scuola si va da un minimo di 80,40 a un massimo di 110,70 euro. Per rendere le busta-paga più consistenti si è attinto, in parte, dai 200 milioni destinati alla valorizzazione del merito: 70 milioni sono stati destinati a questo scopo. Stipendi a parte, tra le novità introdotte ci sono il diritto alla «disconnessione» sollecitato degli insegnanti che quindi non riceveranno più mail e messaggi anche di notte per riunioni, la possibilità di licenziare l’insegnante che mettesse in atto comportamenti o molestie di carattere sessuale nei confronti degli alunni e la permanenza dei docenti per almeno tre anni nello stesso istituto. «Nessun aumento di carichi e orari di lavoro o arretramento sulle tutele», hanno detto i sindacati di categoria di Cgil, Cisl e Uil. •

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