giovedì, 21 marzo 2019
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27.10.2013

Disoccupati e «scoraggiati», sei milioni sono senza lavoro

ROMA Altro che esercito industriale di riserva, la massa di persone che in Italia non lavora pur avendo l'età e la disponibilità per partecipare al processo produttivo supera ormai quota sei milioni. Lo ha comunicato ieri l'Istat, sottolineando che nel secondo trimestre 2013, sulle forze di lavoro potenziali le persone impiegabili nel processo produttivo sono oltre sei milioni, se ai 3,07 milioni di disoccupati si sommano i 2,99 milioni di persone che non cercano ma sono disponibili a lavorare (gli scoraggiati sono tra questi), oppure cercano lavoro ma non sono subito disponibili. In pratica l'Istat non si limita solo a censire coloro che cercano lavoro ma anche coloro che pur non cercando attivamente impiego vorrebbero lavorare. Nel secondo trimestre 2013 c'erano 2.899.000 persone tra i 15 e i 74 anni che pur non cercando attivamente lavoro sarebbero state disponibili a lavorare (con una percentuale dell'11,4% più che tripla rispetto alla media europea nello stesso periodo pari al 3,6%). A queste si aggiungono circa 99 mila persone che pur cercando non erano disponibili immediatamente a lavorare. Nel primo gruppo, ovvero gli inattivi che non cercano pur essendo disponibili a lavorare, ci sono quasi 1,3 milioni di persone «scoraggiate», che non si sono attivate nella ricerca di un lavoro pensando di non poter trovare impiego. LA CHIMERA. Trovare un posto resta una chimera soprattutto al Sud e tra i giovani: su 3.075.000 disoccupati segnati nel secondo trimestre 2013 quasi la metà sono al Sud (1.458.000) mentre oltre la metà sono giovani (1.538.000 tra i 15 e i 34 anni, 935.000 se si considera la fascia 25-34 anni). Se si guarda alle forze lavoro potenziali il Sud fa la parte del leone con 1.888.000 persone sui 2.998.000 inattivi potenzialmente occupabili. Solo in Campania gli inattivi potenzialmente occupabili sono 567 mila, il 28,6% rispetto al totale degli occupati nella regione (11,4% la media nazionale) a fronte del 5,4% della Lombardia. In Calabria le forze di lavoro potenziali raggiungono il 30% mentre in Sicilia lo sfiorano (29,8%). Se si guarda alla fascia dei più giovani sono potenzialmente occupabili nel complesso (ma inattivi) in Italia 538 mila persone tra i 15 e i 24 anni e 720 mila tra i 25 e i 34 anni con una grandissima prevalenza di coloro che non cercano pur essendo disponibili a lavorare. Centinaia di migliaia di persone che nella stragrande maggioranza dei casi sono costretti a vivere con i propri genitori e rinviare ogni progetto di vita. E i giovanissimi puntano sempre di più sul settore turistico, con un boom di iscrizioni alle scuole alberghiere. CRISI: DANNI ALLA SALUTE. La crisi fa male anche alla salute dei giovani: in cinque anni è complessivamente peggiorata, con un aumento del 10% dei malati cronici. Sono 12 milioni infatti gli italiani, in maggioranza over 55, che convivono con due o più malattie croniche ma ora è «allarme giovani». L'11% tra i 25 e i 40 anni e il 30% tra i 40 e i 55 , soffre già di almeno due patologie croniche e autoimmuni. Colpa soprattutto della crisi economica che compromette la possibilità di stili di vita adeguati e rende più fragile il sistema immunitario. In tutto sono due milioni, il 10% in più rispetto a cinque anni fa. La colpa, hanno spiegato ieri i medici internisti riuniti per il Congresso nazionale della Società italiana di Medicina Interna (SIMI), a Roma, è soprattutto della crisi economica, che non consente agli italiani uno stile di vita adeguato, fatto di alimentazione sana, movimento, prevenzione attraverso check-up regolari, e li espone così a una probabilità due volte e mezzo più alta di sviluppare malattie croniche come diabete, ipertensione, bronchiti che vanno ad aggiungersi a quelle autoimmuni come le sindromi metaboliche, le patologie reumatologiche, epatologiche e intestinali sempre più diffuse. Così oggi cinque milioni di under 55 prendono in media 4-5 farmaci al giorno.

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