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19.12.2013

Legnago e il suo zuccherificio: un matrimonio durato 80 anni

Una foto aerea dello zuccherificio legnaghese inaugurato alla fine dell'Ottocento
Una foto aerea dello zuccherificio legnaghese inaugurato alla fine dell'Ottocento

Chissà se i più giovani, quando arrivano sull'area commerciale di via Mantova, si fanno qualche domanda sul grande padiglione finestrato ed il tronco originale di ciminiera che svettano ancora su quel piazzale. Forse per loro quella zona è solo un luogo di divertimento, un cinema o un concentrato di negozi. E nemmeno immaginano che proprio lì sorgeva lo zuccherificio di Legnago, per quasi 80 anni uno dei cuori pulsanti dell'economia locale e tra i più ammirati esempi di architettura industriale dell'epoca. Ma anche un pezzo di storia locale, che per decenni è andato di pari passo con la vita di centinaia di famiglie e di 670 lavoratori, tra fissi e stagionali.
Per questo, ma soprattutto «per trasmettere un importante messaggio alle nuove generazioni» Claudio Bariani, Cesare Leoni, Odorico Faccenda e Gino Grigolato, tutti ex dipendenti dello stabilimento saccarifero, hanno pensato di farsi aiutare da un esperto di storia locale per ricostruire l'evoluzione di una delle più significative realtà industriali del territorio. Dopo mesi di ricerche d'archivio, approfondimenti su Internet e testimonianze dirette degli stessi promotori dell'iniziativa, lo storico Francesco Occhi ha così potuto dar vita a «Lo zuccherificio a Legnago: una storia da non dimenticare»: 160 pagine, corredate da documenti e fotografie, molte delle quali inedite come quelle provenienti dall'archivio privato di Maria Giovanna Cagali, che ripercorrono le diverse fasi di vita della fabbrica, dalla sua inaugurazione nel 1897, fino al declino e chiusura del 1976.
La pubblicazione, edita da Grafiche Stella, riporta per la prima volta in modo sistematico e completo tutto ciò che lo zuccherificio è stato e ha rappresentato sia per le persone che vi hanno lavorato che per la città stessa. Divisa in 43 brevi capitoli, che prendono il via a fine Ottocento quando ci si rese conto dell'importanza della coltivazione della barbabietola da zucchero, la storia prosegue poi con un excursus sulla situazione politico-sociale delle Legnago del tempo. Fino ad arrivare appunto al 1897, anno in cui Emilio Maraini, un commerciante di Lugano che diede il via all'industria saccarifera in Italia, decise di fondare lo zuccherificio. Il contratto preliminare di locazione dell'area fu trasformato in acquisto il 3 agosto 1912 a firma della Società italiana per l'Industria dello zucchero Indigeno, che considerò l'appezzamento confinante con il canale Bussè e la ferrovia decisamente strategico. Il terreno, di ben 27mila ettari, venne acquistato al prezzo di 173mila lire, un costo molto elevato, ma considerato equo vista la vicinanza con il centro abitato ed il famoso latifondo del barone Treves, che di lì a poco sarebbe diventato uno dei maggiori fornitori di bietole.
Lo stabilimento ebbe in seguito uno sviluppo fortissimo. Proprio a dimostrazione delle sue tante eccellenze, il libro si addentra nei vari reparti e complessi che costituivano la struttura: dal gigantesco silos per zucchero raffinato ai reparti forni elettrici ed essiccamento carbonato; dal reparto confezionamento al magazzino scorte fino al prestigioso laboratorio chimico. Vero fiore all'occhiello della struttura fu la cosiddetta baritazione. «La particolarità di questo stabilimento», spiega Occhi, «era che il ciclo di estrazione continuava anche con quella successiva degli zuccheri dal melasso, con un processo esclusivo dello zuccherificio cittadino. Questa speciale lavorazione era appunto la baritazione». «Purtroppo», conclude l'autore, «con l'andare del tempo non convenne più dezuccherare i melassi. Così nel 1976, dopo alcuni anni dedicati solo a confezionamento e stoccaggio, lo zuccherificio venne chiuso per sempre. Il volume sarà presentato, stasera alle 19, alla fondazione Fioroni.
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Elisabetta Papa
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