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30.03.2014

Fallico: «Gelo Russia? No,
per Verona è business»

Antonio Fallico ieri ospite all'Istituto storico FOTO MARCHIORI
Antonio Fallico ieri ospite all'Istituto storico FOTO MARCHIORI

La crisi russo-ucraina pesa sui rapporti economici tra Verona e la Russia? C'è il rischio di un crollo delle relazioni commerciali tra la sponda del Garda e il Cremlino? No, secondo il professor Antonio Fallico, presidente di Conoscere Eurasia (associazione senza scopo di lucro che ha sede a Verona, in via Achille Forti) e presidente di Banca Intesa, banca di diritto russo del Gruppo Intesa Sanpaolo.
E come Verona, anche il resto dell'Italia oggi non ha allentato il suo business con la Russia per le note vicende della Crimea e la minaccia di sanzioni da parte degli Stati Uniti e anche dell'Europa. Se ne è parlato nell'ambito dell'incontro «Unione Sovietica ieri, Russia oggi», organizzato dall'Istituto veronese per la storia della Resistenza, in collaborazione con le associazioni di ex partigiani e perseguitati politici antifascisti Anpi e Anppia, nella sede dell'Ivrr in via Cantarane.
GLI SCAMBI COMMERCIALI tra Italia e Russia oggi ammontano a quasi 31 miliardi di euro, di cui dieci miliardi di export italiano in Russia, precisa il professor Fallico, ricordando che con l'Unione doganale russa, che comprende anche Bielorussia e Kazachistan, la cifra sale a 40 miliardi. Oltre che nei rapporti d'affari, Verona gioca un ruolo nel settore turistico, con una crescente presenza di russi che sbarcano all'aeroporto Catullo. Sintomatica l'attenzione delle compagnie aeree a garantire voli da e per la Russia nello scalo veronese. «Le aziende italiane per ora hanno deciso di non scommettere sulle annunciate sanzioni alla Russia, che per ora hanno solo un valore simbolico», ha detto il professor Fallico, ricordando che giovedì, in un convegno a Milano su questi temi, erano presenti i rappresentanti di 400 imprese italiane che hanno rapporti d'affari con la Russia. «E nessuna di esse ha pensato di modificare i propri piani aziendali in vista dell'eventuale applicazione di sanzioni. Finora prevale un clima di fiducia».
IL BUSINESS dei rapporti commerciali con la Russia, ha sottolineato il professo Fallico, è aumentato di recente del dieci per cento. La Gazprom, ha precisato, «tanto per fare un esempio, ha confermato le sue commesse di macchinari alla Saipem, come da accordi precedenti alla crisi russo-ucraina. Mentre bisogna ricordare che ci sono grandi imprese italiane, come Indesit, Ferrero, Pirelli, Marcegaglia e Cremonini, che fanno fatturati notevoli in Russia. Il panorama economico non è cambiato, così come non vedo rischi per le banche d'impresa italiane che operano in Russia».
LA FINE DELL'UNIONE SOVIETICA, ha ricordato il professor Fallico che frequenta il Paese dal 1974, «è stato un disastro, che ha finito per innescare una serie di guerre regionali, lasciando sullo scenario politico globale una sola superpotenza che ha mantenuto spinte imperialiste ma oggi senza le risorse economiche del passato, creando uno squilibrio mondiale. La mossa di Gorbaciov di spezzare in modo repentino un'economia pianificata ha fatto un grande danno. E poi Eltsin, che era nella busta paga degli Stati Uniti, ha fatto il resto».
UCRAINA. Anche le ultime vicende che riguardano l'Ucraina e la Crimea, ha continuato Fallico, «si inquadrano in una guerra di informazioni che non permette di avere un quadro obiettivo dell'effettiva situazione. Nessuno dice, ad esempio, che l'Ucraina è stata consegnata ai nazisti e che l'attuale governo fantoccio è illegale. Se volevano liberarsi del precedente presidente, tacciato di corruzione, perchè non aspettare le elezioni? Oggi l'Ucraina ha un governo pericolosissimo, dominato da due fazioni di estrema destra, con due terzi dei ministri legati a un partito filonazista. E tutto questo è anche spalleggiato da alcune nazioni europee».
LA VICENDA DELLA CRIMEA, ha poi aggiunto il professor Fallico, «va inquadrata in un contesto storico. Questa regione era una terra russa che fu riconquistata nel 1783 dai russi dopo che, nel 1280, era stata conquistata da un capo dei Tatari. Chi parla di popolazione russofona, in realtà, usa un termine inadeguato, perchè in Crimea la maggior parte della popolazione è russa. Non deve stupire perciò il risultato del referendum popolare che ha deciso l'annessione alla Russia. Vorrei ricordare che a quella consultazione erano presenti 150 osservatori internazionali, i quali sono stati d'accordo nell'affermare che le operazioni di voto sono state regolari, svolte nella legalità. Ma, nonostante questo, il presidente degli Stati Uniti ha affermato che, invece, si trattava di un referendum illegale. E allora vien da chiedersi perchè, nel 1999, sia stato salutato come regolare il bombardamento di Belgrado voluto dagli Stati Uniti così come l'invasione dell'Iraq nel 2003. Tutto questo per dire che prima di giudicare una situazione bisogna conoscerne bene la storia e l'evoluzione con tutte le implicazioni che essa comporta. Ed è ciò che cerchiamo di fare con Conoscere Eurasia, che ha tra i suoi scopi quello di far dialogare i popoli dei vari Paesi, affinchè si conoscano meglio».
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Elena Cardinali
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