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01.06.2010

Elkjaer in redazione: «Bagnoli mi voleva
al Genoa: rifiutai, c'è solo l'Hellas»

Verona. In linea con il Mito. Ieri Preben Elkjaer Larsen ha fatto visita al nostro giornale per rispondere alle telefonate dei lettori in vista di «Gialloblù superstars», la partita di domani al Bentegodi nel 25° dello scudetto contro la rappresentativa attori. Un'ora di squilli. L'eroe vichingo, accompagnato da Luciano Marangon, altro protagonista tricolore, ha ricevuto poi la visita a sorpresa di Pierino Fanna. Elkjaer ha firmato autografi, stretto mani, griffato la gigantografia che ha immortalato la squadra nel giorno della grande festa scudetto. Sorrisi e ricordi. E tante parole. Giù a ruota libera. Di scatto e senza freni. Un po' come quando vestiva la maglia dell'Hellas. Con o senza scarpa.
Il primo trillo in redazione è di Luca da Verona: «Preben, ti vedremo in campo nella partita di beneficenza? Partirai titolare?». Il danese la prende subito nella maniera giusta: «In campo sì. Ma non pretenderete certo che mi metta a correre. Ho smesso di farlo tempo fa. E poi si fatica. E di fatica ne ho fatta tanta nella mia vita. Ad un certo punto dici basta. Ma se c'è da spingere una palla in rete...». Lui non si tira certo indietro.
IL VERO PREBEN ERA UN'ALTRA COSA. Altro squillo, dall'altra parte della cornetta c'è l'entusiasmo di Anna, che chiama da Villafranca. «Porto i bambini al Bentegodi. Lo faccio soprattutto per te». Pronta la raccomandazione dell'ex attaccante gialloblù. «Mi raccomando, racconta ai ragazzi che il vero Elkjaer era un'altra cosa. E poi divertitevi. Perché queste sono occasioni uniche e partite speciali. Dovete esserci tutti. E spero vengano in tanti a sostenerci».
Sandro non sta nella pelle. Chiama da Bardolino e chiede spiegazioni. «Perché hai smesso così presto di giocare». Il vichingo toglie l'elmo e bofonchia. «Quando chiedi qualcosa al tuo corpo e lui non risponde più, ti devi per forza interrogare. Gli infortuni ad un certo punto della mia carriera hanno continuato a bersagliarmi. Volevo fare una cosa, ma non mi riusciva più. Allora, prima che fosse troppo tardi ho deciso di chiudere la storia. E penso di averlo fatto al momento giusto».
IL GOL PIÙ BELLO? NO, IL PIÙ BRUTTO. Spunta Fanna, estrae un foglietto dalla tasca e scrive sopra il suo numero di telefono. Poi lancia un messaggio a Preben. «Chiamami qualche volta. Stiamo facendo cose importanti per i nostri compagni in difficoltà. C'è bisogno anche di te». Il danese sorride e annuisce. Pausa breve. Altro trillo, è Massimo, curioso come pochi: «Il gol più bello che hai fatto in gialloblù?». Elkjaer rovescia la risposta. «I gol sono tutti importanti. Io ricordo il più brutto a Stettino contro il Pogon. Importante anche quello. Il più bello? Beh, lo sanno tutti. Senza scarpa contro la Juve. Proprio il massimo. Ce ne sono pochi che possono permettersi di far gol senza scarpa».
Giulian da Belfiore: «Ma quella rete lì senza scarpa come l'hanno vissuta i tuoi connazionali?". Il danese arriccia il naso. «Ma sai che i danesi sono proprio strani? Non se n'erano quasi accorti. Non vivono il calcio come gli italiani. Ho dovuto raccontargli la leggenda nata a Verona per quel per riuscire a sentirmi dire da loro: Preben, sai che forse l'hai fatta grossa? Capito?».
SOLO L'HELLAS. Simone da Cerro: «Non hai mai pensato di vestire la maglia di un'altra squadra italiana?». Ed ecco la rivelazione di Preben. «No, non potevo, non me la sentivo, ero troppo legato a Verona. Ho detto di no a chi me l'ha chiesto. Ho detto di no anche a Bagnoli che voleva portarmi al Genoa con lui. Non potevo fare questo ai veronesi". Elkjer ricorda anche le litigate celebri avute in campo. E non servono telefonate. Il danese è un fiume in piena. «Pensa, una volta a Torino contro la Juve mi sono perso il gol di Di Gennaro perché ero troppo impegnato a litigare con Brio. Abbiamo smesso quando la palla è finita in rete ed è arrivato il boato dagli spalti. Un altro che mi rendeva la vita difficile era Vierchowod. Oddio, non proprio difficile. Ma lui ci provava sempre».
Impossibile non ripescare poi il coro reso celebre dai tifosi. Elkjaer Sindaco. Chiedono notizie Alessandro da Verona, e Daniele di Avesa. Preben se la ride e se la cava da grande umorista. «Sindaco io? Ho conosciuto il vostro sindaco, e mi pare una persona per bene. Quando ci siamo incontrati mi ha detto: posso fidarmi di te, vero? Non mi farai scherzi? E io gli ho risposto: finché ti comporti bene non mi candido. Promesso».
MEGLIO TU O ZIGONI? Andrea da Borgo Milano mette a confronto due miti «Preben, meglio tu o Zigoni?». La risposta è quella del cannoniere impavido. «E che cosa ti devo dire? Per forza meglio io. Ma Zigoni merita grande rispetto come tutti quei giocatori che hanno contribuito a fare grande il Verona». Lo scherzo continua. Cesare da Lugagnano torna a parlare della favola di Cenerentolo. «Ma ti eri accorto che la scarpa non c'era più?». Risposta: «Forse sì. Ma quando ti trovi davanti al portiere e stai per calciare, importa poco che la scarpa ci sia o no. Io dovevo andare fino in fondo». Figurarsi se si tirava indietro proprio contro la Juve.
«VENITE A FARE FESTA». Preben ricorda a tutti di «essere presenti alla partita per festeggiare nel modo migliore i 25 anni dello scudetto. E importa poco come andrà a finire. Io voglio rivedere Fontolan, Garella e tutti gli altri. E spero sia così per i tifosi. E poi sono curioso di vedere come stanno i miei compagni: magri? In forma? Sovrappeso? Boh, basta che mi diano la palla giusta, e io mi diverto ancora».
Paolo gli chiede: «Chi è che ti ha fatto arrabbiare di più?». Elkjaer non ha bisogno di pensarci troppo. «Wurtz, l'arbitro della sfida di Coppa Campioni tra noi e la Juve. Mamma mia, ero nero». Solo per un attimo il sorriso fugge via. Poi ritorna. E vittima del suo scherzo diventa Marangon. «Luciano se n'è andato troppo in fretta da Verona che quasi non me ne sono accorto. Io continuavo a passargli la palla, ma lui non arrivava mai. Non capivo perché, fino a quando mi hanno detto: guarda che Marangon è andato all'Inter». E già risate tra vecchi compagnoni.
C'è spazio poi anche per l'Osvaldo, nel momento in cui Davide gli chiede di parlare di Bagnoli. «Un grande. Per noi è stato fondamentale. Ci ha fatto diventare grandi. E soprattutto ci ha tenuto con i piedi per terra. Non abbiamo mai pensato di vincere lo scudetto prima di averlo tra le mani. E quella è stata la nostra forza».
L'ultima telefonata lo riporta al presente: Mario da Negrar sibila: «Preben. Hai visto oggi il Verona?». Elkjaer s'accende: «Ho visto, ho visto. E ci sono rimasto male quando mi hanno detto che ha perso in casa l'ultima partita di campionato, non riuscendo a salire in B. Ma sono ancora in corsa, giusto? E magari è la volta buona». Tempo scaduto, Cenerentolo se ne va. La magia continua.S.A.

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