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20 giugno 2018

Vino & Agroalimentare

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05.06.2017

«Gran Marone»:
richiesta di marchio
dalla Francia

Amarone in degustazione
Amarone in degustazione

Denominazioni veronesi sempre più nel mirino degli imitatori. Solo a gennaio, nel corso della manifestazione «Anteprima Amarone», la Camera di Commercio aveva annunciato di aver bloccato, di concerto con il Consorzio tutela vini Valpolicella, il tentativo di un’azienda californiana di registrare il marchio «Calpolicella», che richiama la doc locale «Valpolicella», promuovendo un’azione di opposizione.

Ora tocca replicare con la Francia, dove l’impresa Teyran Agri Service sarl ha chiesto di registrare il marchio «Gran Marone». A parte l’ironia inevitabile e scontata sulla scelta del nome, che vorrebbe sfruttare la riconoscibilità dell’Amarone veronese, resta da sottolineare la continuità con la quale le produzioni vinicole locali, proprio per la loro eccellenza, risultano esposte al pericolo della contraffazione.

La Giunta dell’ente camerale, che è titolare del marchio comunitario «Amarone della Valpolicella» e il Consorzio di tutela, hanno immediatamente preso provvedimenti per presentare opposizione alla registrazione.

Nell’attività di sorveglianza e tutela internazionale dei marchi, la Camera di Commercio ha investito in dieci anni circa 470 milioni di euro. Solo nel febbraio scorso i consorzi dei vini veneti si erano appellati alla Regione per ottenere supporto finanziario a sostegno delle attività promozionali e per la difesa internazionale dei marchi, «che rischiano», avevano ammonito, «di essere danneggiati dalla concorrenza sleale».

Verona, prima in Italia per export di vini con un controvalore 2016 di 923 milioni di euro (+4,7% sul 2015), è la provincia produttrice più esposta ai rischi di contraffazione e concorrenza sleale oltreconfine. VA.ZA.

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