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22 aprile 2018

Vino & Agroalimentare

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12.06.2017

Fragole a mille, ciliegie ko
Partono bene le albicocche

Ciliegie, annata negativa con quotazioni in ribasso
Ciliegie, annata negativa con quotazioni in ribasso

Discreta la stagione delle fragole. Male le ciliegie. Buona la partenza delle albicocche e dei meloni locali. I primi bilanci sull’andamento di mercato della frutta di primavera sono delle organizzazioni di categoria agricole veronesi. Il caldo di fine maggio ha favorito i consumi.

FRAGOLE. La raccolta delle fragole, partita a rilento a causa del freddo che si è protratto fin oltre la metà del mese scorso, si è ripresa con l’aumento delle temperature, offrendo una produzione soddisfacente dal punto di vista qualitativo anche grazie ai tunnel, che hanno protetto da brina e grandine. «Buona la consistenza della polpa e il sapore», riferisce Andrea Foroni, presidente dei frutticoltori di Confagricoltura, «che consentono di vendere bene il prodotto. Ci preoccupa il proliferare delle fragole spagnole sul mercato e nella Gdo, che sta portando a un crollo dei prezzi, fino ad 1,50 euro al chilo. Ci salva la domanda dall’estero, soprattutto dal Nord Europa, che si sta mantenendo su livelli alti». Sul tema della concorrenza spagnola interviene anche Andrea Lavagnoli, presidente di Cia. «Bisogna lavorare per caratterizzare la fragola veronese. Proprio in provincia si stanno sperimentando nuove varietà. Ma bisogna scegliere tra il mantenere le rese ad ettaro o puntare sulla qualità organolettica, in modo che quest’ultima venga riconosciuta dai consumatori e retribuita di conseguenza”, avverte. Resta un bilancio discreto. «Le fragole hanno registrato prezzi stabili, con un leggero rialzo a fine stagione», segnala Giuseppe Ruffini, direttore di Coldiretti. Il Veneto è la quarta regione produttiva in Italia. Verona è la leader con circa il 70% della superficie coltivata per 60mila quintali annui.

CILIEGIE. Male, invece le ciliegie, con prezzi in picchiata e frutti che restano sugli alberi, perché la manodopera costa e non c’è convenienza a raccoglierli. «Il medio calibro viene pagato 2 euro il chilo, a fronte di costi di produzione di 3 euro», riferisce Piero Spellini, vicepresidente di Confagricoltura e frutticoltore, «Le ciliegie piccole, tra i 24 e i 26 millimetri, valgono 80 centesimi. Solo le grosse hanno una quotazione tra i 3,5 e i 4 euro, ma rappresentano il 5% del totale». La colpa è del freddo che ha colpito le varietà precoci, limitando il calibro e determinando quotazioni in picchiata. «In alcune zone è ricomparsa anche la Drosophila Suzuki, con perdite fino al 50% del raccolto», aggiunge.

ALBICOCCHE E MELONI. Dai primi dati di Coldiretti è invece partita bene la raccolta delle albicocche. Per i meloni, infine, l’inizio è stato positivo perché le cultivar scaligere sono arrivate sul mercato dopo le siciliane, senza sovrapporsi. «Le nostre produzioni comunque hanno un valore aggiunto premiato dai consumi in crescita, trainati dal cambiamento degli stili di vita. Anche la domanda internazionale aumenta», conclude Claudio Valente, presidente di Coldiretti.

Valeria Zanetti
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