26 marzo 2019

Economia

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27.06.2015

«Vicenzi riparte da sola senza aver ceduto nulla»

La sede e lo stabilimento della Vicenzi Spa a San Giovanni Lupatoto
La sede e lo stabilimento della Vicenzi Spa a San Giovanni Lupatoto

Dopo la crisi, la rinascita. È un Giuseppe Vicenzi soddisfatto della ristrutturazione e del rilancio della sua azienda quello che racconta i numeri del Gruppo, in crescita a doppia cifra: il fatturato 2015 è previsto a 105 milioni grazie a un primo semestre a +9% e un Ebitda su base annua al 10% del fatturato; nel primo semestre 2015 l'Ebitda segna +20% rispetto al pari periodo 2014 (bilancio 2014 a 97 milioni di ricavi e mol sul 2013 a +14%).«Ce l'abbiamo fatta senza vendere alcun asset senza cedere quote a terzi, nonostante gli istituti di credito fossero scettici verso il nostro business plan, fermandosi ad analizzare i soli numeri e non le prospettive potenziali: avevano imposto obiettivi che abbiamo raggiunto tre anni prima di quanto previsto dal piano industriale. L'acquisizione del ramo bakery di Parmalat a fine 2005 (ebitda negativo di partenza di -6,5 milioni di Euro), contestualmente alla crisi economico-finanziaria sopraggiunta, ha comportato un forte indebitamento. Abbiamo attraversato momenti difficili, ma oggi possiamo dire di esserne usciti meglio di quanto ci aspettassimo, con grande sorpresa delle stesse banche».Non l'hanno supportata molto, presidente?Volevano un Ebitda al 7%, l'abbiamo di gran lunga superato con un risultato sopra la media del settore. Penso abbiano sottovalutato la salute strutturale della Vicenzi: si sono fermati ai conti nudi e crudi senza esaminarli nell'ottica del business e, soprattutto, senza valutare la potenzialità dell'azienda e l'affezione dei consumatori ai prodotti. Ho detto no alla strada che mi imponevano, ho temporeggiato e oggi i numeri mi danno ragione. Anche grazie all'ottima squadra di collaboratori, la società ha bilanci sani, è in crescita con grandi progetti di sviluppo.Il marchio Vicenzi sulla tradizione ha costruito la sua fortuna e ha saputo adeguarsi alle nuove esigenze del mercato. Ma lei, strenuo difensore dei segreti imparati da nonna Matilde, come riesce ad avere l'ultima parola su scelte aziendali innovative che rompono con il passato?So tutto di Facebook e di Twitter e del blog con le ricette! Scherzi a parte, ho il buon senso di capire che è cambiato il mondo e, di conseguenza, il modo di vendere il prodotto; i nuovi mezzi di comunicazione sono strategici e, non avendo io un grande rapporto con la moderna tecnologia, mi affido a ottimi manager preparati come il direttore marketing Cristian Modolo, anche per star dietro ai social sui quali, mi dicono, andiamo fortissimo: sono più di 400mila gli accessi mensili al blog Matildetiramisu e tra i social abbiamo ormai raggiunto i 200mila fan.Sono passati i tempi in cui da ragazzo, come ama raccontare, passava le serate a incartare biscotti e amaretti.Sì, è vero, anche se tengo sempre a ricordare che vengo da lì, da quella cultura lì, da una famiglia che dopo cena, mentre stava attorno al tavolo a recitare il rosario, incartava amaretti e biscotti da vendere il giorno dopo. Allora come oggi, a fare la differenza sono state la voglia di fare, l'impegno per costruire qualcosa, il sacrificio per ottenerlo. La Vicenzi esiste dal 1905 e la sua forza è nella qualità di ciò che vende. Anche dopo l'affaire Parmalat, dovendo mettere ordine razionalizzando assetti produttivi e portafoglio prodotti, siamo riusciti a non sacrificare il valore aggiunto del brand: la qualità non l'abbiamo mai barattata con niente. E abbiamo ottenuto le migliori performance proprio quando, da soli e contando solo sulle nostre risorse, siamo riusciti a riposizionare i brand d'eccellenza Matilde Vicenzi, Grisbì e Mr. Day, ndr a livello di pasticceria premium con posizionamento di alta gamma. I consumatori hanno capito e risposto positivamente.Le strategie vincenti che ha apprezzato di più?«Innanzitutto il rinnovo dell'immagine grazie al nuovo packaging e al marketing pubblicitario che ha accresciuto la visibilità del marchio. Oggi sono più di 8 milioni le famiglie che comprano Vicenzi, significa 20 milioni di persone che consumano i nostri prodotti. Secondo: il marchio è sempre più familiare e noto perché è dappertutto, siamo presenti in tutta la Distribuzione Moderna. Terzo: siamo leader in Italia nei nostri settori, ma puntiamo molto sull'estero dove abbiamo ampi margini di crescita.Avete aperto in America, che performance vi attendete?«L'investimento che il Gruppo sta facendo all'estero è importante: al momento le vendite fuori Italia rappresentano il 30% del totale contro il 70 del mercato interno, ma contiamo di arrivare al 50% in tre anni. Per gli Usa da luglio sarà operativa Vicenzi Usa, società commerciale con sede legale a Miami e base logistica nel New Jersey perché da lì, entro 72 ore dall'ordine, siamo in grado di servire la clientela. I prodotti del Gruppo Vicenzi, attraverso i propri distributori si trovano in 110 Paesi. Inoltre, grazie a una partnership in cui crediamo molto, siamo presenti negli Eataly di New York, di Chicago e di San Paolo, saremo anche in quelli che saranno inaugurati a Los Angeles e Seul. Tornando all'Italia, sono state una piacevole sorpresa in termini di fatturato i temporary shop aperti alla stazione ferroviaria di Milano e di Roma Termini. Speriamo lo sia anche il nuovo shop inaugurato ieri all'aeroporto Catullo. Ritiene possibile la quotazione in Borsa della Vicenzi spa?Siamo stati inseriti nel progetto Elite, programma di formazione che prepara le società alla quotazione a Piazza Affari. È un percorso che ci accompagnerà nei prossimi due anni e, se lo vorremo, valuteremo la possibilità. Al momento, resta una valida opzione per il futuro, soprattutto nell'ottica di cambio generazionale che garantisca continuità all'azienda. Intanto, andiamo avanti così, che andiamo già bene, con la convinzione che si possa fare meglio: le scelte fatte ci danno ragione anche se, ci tengo a sottolinearlo, qualcuno non ci credeva». COPYRIGHT

Camilla Ferro
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