20 gennaio 2019

Economia

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08.06.2013

La Pakelo che raddoppia resta tutta made in Italy

Aldo, Rino e Alberto, la terza generazione della famiglia  Polacco
Aldo, Rino e Alberto, la terza generazione della famiglia Polacco

Non delocalizza ma resta tutta italiana la Pakelo, produttrice di lubrificanti, che oggi a San Bonifacio inaugura il raddoppio del proprio stabilimento, opera dell'architetto italiano Irnerio De Marchi. A celebrare l'evento di questo marchio mondiale, che tra gli altri fornisce la Ferrari Corse e il colosso cinese del petrolio, Sinopec, ieri mattina, alla presentazione della nuova sede alla stampa sono arrivati anche rappresentanti, produttori e clienti da tutti i continenti. Sono infatti una trentina i mercati in cui Pakelo è presente con i suoi lubrificanti d'avanguardia, in tutti i settori, dall'autotrazione, al movimento terra, navale, industria, agricoltura e industria alimentare. Il 5% dei 21 milioni di fatturato è rappresentato dalla collaborazione con diverse scuderie: a più livelli nel settore corse, dalla Formula 1 alla Fia GT, dal Gran Turismo Italia al Superturismo, dal Rally all'Off Shore, dalla Superbike allo Speedway e, proprio da quest'anno, alla Moto GP. Da anni, fra gli altri, Pakelo è fornitore della scuderia Ferrari AF Corse, che nel 2012 si è aggiudicata il campionato del mondo con la Ferrari 458 Italia GT2. La scelta dell'olio Pakelo da parte della Ferrari è frutto della qualità del prodotto e dell'impegno dell'ufficio tecnico a disposizione dei team. Nel 1988 il lubrificante Pakelo, realizzato con additivi che gli consentivano di lavorare dai 45 gradi sottozero a oltre 150, ha permesso al camion Perlini di vincere la Parigi-Dakar e la Parigi-Pechino. Pakelo è tra le poche aziende in Italia a produrre una specifica linea di lubrificanti a bassa tossicità destinata all'industria alimentare, certificati dall'NSF. Fondata nel 1930 da Italo Rino Polacco, i figli Giuseppe ed Elio gli subentrarono nel 1964. LA TERZA GENERAZIONE. Oggi è guidata dalla terza generazione con Rino, Aldo e Alberto. Dalla decisione, negli anni 60, di produrre l'olio personalizzato per il singolo costruttore, Pakelo ha fatto del laboratorio di ricerca un fiore all'occhiello, una garanzia contro ogni delocalizzazione. Infatti, spiega Rino Polacco, «le formule segrete dei nostri prodotti non possono essere esportate per il nostro know how tecnologico: è tutto made in Italy». E aggiunge: «Il contratto triennale con la Sinopec è in esclusiva per commercializzare in Cina la linea “Kripton”», un olio motoristico di origine sintetica supersegreto, di ultima tecnologia che, con una battuta, Polacco definisce, riferendosi alla kriptonite «un olio imbattibile anche da Superman». Del resto la Pakelo esporta nel mercato cinese ormai da 10 anni. In conclusione, «la crescita della Pakelo si riflette anche sulle assunzioni: alcuni anni fa i dipendenti erano 50, ora sono 63», ricorda Polacco, «e se i contratti in essere proseguono, anche questo trend di crescita promette bene».

Gianni Bertagnin
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