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24 settembre 2017

Economia

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11.04.2012

«Euro, fallimento senza politica fiscale comune»

Andrea Mazzalai
Andrea Mazzalai

Fino a dicembre il futuro dell'euro era quanto mai incerto. Ora la moneta unica ha più visibilità, ma restano i nodi dei debiti sovrani. La «tempesta perfetta» dell'euro è passata? Mazzalai. «L'euro è nato con un peccato originale: la mancata politica fiscale comune o per lo meno più armonizzata. Inoltre l'ideologia di una moneta unica in un continente come l'Europa non è sostenibile, soprattutto se accompagnata da imposizioni politiche e non democratiche come la recente richiesta di austerità di bilancio in un contesto depressivo. Siamo di fronte ad un chiaro fallimento, a una gabbia monetaria dalla quale sembra impossibile fuggire. Oggi stiamo subendo, dopo aver sostenuto i costi della riunificazione della Germania, il presunto virtuosismo di un Paese che per sostenere le sue esportazioni ha inondato di credito “subprime” e corrotto mezza Europa, provocando insieme ai francesi e agli inglesi, bolle immobiliari e del debito pubblico». Della Luna. «L'euro non è una moneta. È un insieme di cambi fissi tra monete nazionali con altrettanti debiti sovrani sottostanti. È chiaro che aree di mercato tanto disomogenee e con livelli di competitività differenti abbiano bisogno di monete e di cambi diversi per esportare e attirare investimenti. In più le aree del continente economicamente più forti stanno utilizzando il sistema a proprio vantaggio a danno più deboli. Le banche tedesche e francesi prendono ad esempio denaro al 2% grazie al loro rating, e lo usano per comperare Btp italiani che rendono il 5-6%. È un gioco perverso che sottrae liquidità dall'economia italiana e che spinge in alto i tassi dei prestiti. Alla lunga, questo sistema collasserà». L'iniezione di liquidità nel sistema da parte della BCE è da considerarsi una mossa giusta? Mazzalai. «Non dimentichiamo che questo è un sistema drogato dalla liquidità delle banche centrali, dominatrici assolute della scena. A differenza della Bce, in Paesi come Giappone, Regno Unito e Usa le banche centrali stampano denaro e sostengono direttamente il debito pubblico dei rispettivi governi. Quello che ha fatto la Bce non è altro che un “quantitative easing” mascherato, per fornire sostegno ai titoli di Stato e alle esigenze di rimborso delle obbligazioni bancarie in scadenza». Della Luna. «Di fronte ad un sistema bancario al tappeto e con i bilanci zavorrati da miliardi di crediti inesigibili, la maxi iniezione di liquidità della Bce ha un duplice obiettivo: dare ossigeno al sistema e alle imprese, e mettere le banche nella condizione di acquistare titoli del debito pubblico. La prima mossa di Monti è stata quindi quella di mettere sicuro gli acquirenti primi di quel debito per evitare il collasso del sistema, avendo le banche italiane in tasca uno stock di debito pubblico enorme». Al. Az.

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