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19 gennaio 2018

Economia veronese

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30.11.2017

«In azienda
non si deve temere
il cambiamento»

Michele Bauli durante l'assemblea
Michele Bauli durante l'assemblea

Il più grande ostacolo è la paura del cambiamento. Lo hanno ripetuto più volte gli imprenditori che martedì sera sono intervenuti nella sala allestita alla Vagotex Windtex di Colognola ai Colli per il secondo appuntamento del Cenacolo dell’Impresa, il ciclo di incontri organizzato dalla Piccola Industria di Confindustria Verona. «Dal lean management al 4.0 e…», recitava il titolo del confronto, lasciando aperto l’elenco delle strade che un’azienda può intraprendere per rispondere all’esigenza di cambiamento dettata dal mercato, dall’organizzazione interna, dai competitor.

VERTICE. E a Colognola si sono confrontati quattro imprenditori con quattro storie – e strade – differenti: Michele Bauli, presidente di Confindustria Verona e vicepresidente esecutivo del Gruppo Bauli, l’ad di Tor.Mec Ambrosi Group di Santa Maria di Zevio Thomas Ambrosi, il general manager di Mk Cucine di San Giovanni Lupatoto Marco Magnabosco e Claudio Saurin, della direzione sviluppo prodotto della trevigiana Breton.

MARKETING DIGITALE. Non c’è, insomma, solo l’impresa 4.0, sebbene il piano voluto dal Governo abbia fatto aumentare del 15% in un anno gli investimenti in nuove tecnologie, come ha sottolineato Bauli. Il quale ha raccontato come la sua azienda ha vissuto il cambiamento «da realtà artigiana a industria, a industria molto competitiva, il tutto nel giro di quarant’anni: se oggi il gruppo registra grandi numeri è grazie all’innovazione tecnologica. Ma il cambiamento più grande», ha aggiunto il presidente di Confindustria, «è stato dal punto di vista commerciale: oggi la pubblicità viaggia su numerosissimi nuovi canali e grazie alla rete e al digitale possiamo individuare uno specifico target di consumatori ai quali proporre un determinato prodotto. Per ottenere risultati», ha concluso Bauli, «servono però figure nuove e noi abbiamo introdotto in azienda un team che fino a tre anni fa non esisteva: sono professionisti che fanno analisi dei dati e creano pubblicità per il canale digitale». Anche per Ambrosi, nella cui azienda nata con il tornio e oggi specializzata nella produzione di macchine da cucire industriali, il cambiamento «è arrivato grazie all’ingresso dei giovani: siamo passati dai 17 dipendenti di tre anni fa ai 40 attuali». A dimostrazione che i robot non tolgono lavoro e manodopera: «Abbiamo dovuto introdurre negli ultimi anni sistemi di automazione molto spinti, ma come conseguenza abbiamo dovuto assumere personale che seguisse questi sistemi e altri addetti all’assemblaggio», ha raccontato. Tuttavia, lungo la strada del cambiamento, talvolta l’ostacolo maggiore può essere rappresentato proprio dai dipendenti.

PERSONE E INNOVAZIONE. «C’è chi ha provato a delegittimare il percorso che avevamo intrapreso, abbiamo provato a coinvolgere tutti, poi chi non ci ha seguito è stato necessariamente sostituito», ha spiegato Magnabosco, ricordando il cambiamento avviato negli ultimi dieci anni da Mk. «Nel 2007 vendevamo in Italia 780mila cucine», ha raccontato, «numero quasi dimezzato in pochi anni. Abbiamo introdotto il modello “lean“, la produzione snella che prevede la riduzione al minimo degli sprechi, e ci siamo affidati a una società di consulenza perché ci accompagnasse in questo percorso». Alla Breton il modello «lean» è invece stato integrato a quello «agile», che invece di un piano prestabilito prevede di procedere passo passo per tentativi «e funziona per lo sviluppo di nuovi prodotti», ha spiegato Saurin, che ha paragonato questo modello a una sorta di «approccio del viandante che permette di acquisire esperienza». Tiziana Recchia, vicepresidente della Piccola Industria, che ha fatto da padrona di casa insieme al presidente Paolo Errico, ha parlato di «testimonianze, riflessioni ed esempi che dobbiamo portare nelle nostre aziende dove possono dare valore aggiunto».

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