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24 ottobre 2017

Economia veronese

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01.04.2017

Coca Cola ferma la produzione
«Si deve ristabilire la legalità»

I lavoratori della cooperativa sul tetto dello stabilimento di Nogara
I lavoratori della cooperativa sul tetto dello stabilimento di Nogara

Lo stabilimento della Coca Cola HBC Italia a Nogara, maggiore sito produttivo in Europa della multinazionale, ha attivato le procedure per la cassa integrazione con una decisione che non ha precedenti nel 42 anni di storia dello stabilimento e che rischia di avere ripercussioni sull’occupazione locale.

«Da 40 giorni», dichiara Emiliano Maria Cappuccitti, direttore delle risorse umane di Coca Cola per l’Italia, «stiamo subendo danni enormi, provocati dallo sciopero di alcuni soci lavoratori della cooperativa nostra partner che gestisce la logistica. L’occupazione del tetto e del piazzale del magazzino ha creato una situazione di pericolo tale che per la tutela dei nostri dipendenti e delle nostre produzioni è necessario prendere delle decisioni drastiche come l’interruzione delle attività lavorative fino a quando la legalità sarà ripristinata. Le istituzioni e le forze dell’ordine», sottolinea Cappuccitti, «devono porre fine quanto prima a quello che sta succedendo all’interno della nostra fabbrica che, ricordo, è proprietà privata».

I motivi della decisione di Coca Cola sono rafforzati dal direttore dello stabilimento, Davide Morelli. «In questi giorni», fa notare il manager della multinazionale, «abbiamo perduto quasi otto milioni di bottiglie di bevande. Un danno enorme per Nogara che rappresenta il maggior sito produttivo d’Europa. La produzione è stata spostata nella Repubblica Ceca e nei nostri stabilimenti in sud Italia in attesa che qui si sblocchi questo gravissimo problema che non riguarda in alcun modo Coca Cola», sottolinea il manager.

I vertici del colosso Usa stanno spostando in altri stabilimenti la produzione per garantire la richiesta di bevande in vista dell’estate.

Lo sciopero degli iscritti ad Adl Cobas ha quindi avuto come primo risultato di far diminuire la produzione dello stabilimento e di riflesso anche l’avvio della cassa integrazione, provvedimento che nessun dipendente di Coca Cola fino a pochi giorni fa avrebbe mai immaginato di dover subire.

«L’opinione pubblica deve sapere», scandisce Cappuccitti, «che per prima cosa Coca Cola non c’entra con questa protesta dei Cobas. Ma si deve altrettanto sapere che nessuno dei 14 operai è stato licenziato. Ripeto, nessuno. Per loro è stato deciso un ricollocamento in altri stabilimenti in provincia di Verona con lo stesso stipendio. Ma tutto questo è stato rifiutato portando a una tensione inaccettabile. Non si deve parlare di licenziamento, per nessuno, ma di spostare risorse in altre realtà produttive perché qui a Nogara la logistica ha esuberi. In tutto ciò», sottolinea Cappuccitti, «Coca Cola è parte lesa e non ha responsabilità di alcun tipo. Basti considerare il danno di immagine ed economico che questi signori hanno fatto alla nostra azienda».

Ieri mattina il presidio dei manifestanti Cobas ai cancelli della fabbrica e sul tetto del magazzino è stato oggetto di un vertice in prefettura, chiesto da Confindustria, tra il direttore dello stabilimento e i sindacati Cgil, Cisl e Uil. In una noda, il prefetto Salvatore Mulas ha garantito il proprio impegno per adottare tutti i provvedimenti rapportandosi con forze dell’ordine. Nel frattempo, la magistratura ha aperto un fascicolo per ipotesi di reato nei confronti dei manifestanti e dei loro leader per i disordini dei giorni scorsi.

Coca Cola a Nogara produce ogni anno 800 milioni di litri di bevande, è dà lavoro a 400 dipendenti con un indotto complessivo di circa 2mila persone. La proclamazione dello stato di cassa integrazione, nell’aria da alcuni giorni, crea preoccupazione tra gli operai ma anche per l’intero paese che dal 1975 ospita la fabbrica.

Riccardo Mirandola
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