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16 luglio 2018

Economia veronese

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09.11.2017

C'è un piano per
salvare Melegatti,
il pandoro è salvo

Lo stabilimento di Melegatti (Marchiori)
Lo stabilimento di Melegatti (Marchiori)

Anche per le prossime Festività si potranno portare in tavola pandoro e panettone Melegatti. La produzione infatti dovrebbe ripartire la prossima settimana. A determinare la svolta, la decisione - assunta all’unanimità dall’assemblea dei soci della Spa dolciaria - di incaricare il commercialista Giambruno Castelletti di fare un piano di ristrutturazione del debito. Piano, depositato l’altro ieri al Tribunale di Verona su cui il giudice, Silvia Rizzuto, ha già iniziato a lavorare.

 

PIANO DA 16 MILIONI. Le novità, che sbloccano la crisi dell’azienda, dove non è mai partita la campagna natalizia, causa mancanza di liquidità, sono state illustrate ieri in Prefettura ai sindacati dallo stesso Castelletti, che ha predisposto un business plan da 16 milioni, sei da spendere immediatamente per riuscire a presidiare il mercato dei dolci da ricorrenza di fine anno ed il resto per Pasqua. La finanza arriverebbe da un fondo, molti sostengono di origine maltese.

 

SUBITO PANDORI. Nell’immediato l’obiettivo è tornare a produrre panettone e pandoro classici, gli unici per cui sarebbero disponibili gli astucci di confezionamento, per un totale di 1milione e 570mila pezzi ed un fatturato di 5milioni e mezzo circa (meno dell’assegno che il fondo staccherebbe da subito, ndr). Ma per partire serviva prima ancora del via libera del Tribunale, la disponibilità dei lavoratori, che ieri si sono riuniti in assemblea davanti allo stabilimento di San Giovanni dal primissimo pomeriggio. «I dipendenti, pur a corto di retribuzioni oramai da tre mesi, si sono detti disponibili a rientrare in fabbrica dimostrando un senso di responsabilità fuori dal comune», evidenzia Mirandola, che annuncia la contestuale sospensione del presidio durato per giorni. 

 

DEBITI. «In realtà il percorso che è stato delineato, prevede numerosi step, che sarà necessario superare. Si procede su due binari, uno per l’immediata ripresa produttiva, l’altro su un piano di rientro dal debito (di una trentina di milioni, ndr), che dovrà trovare l’accordo dei detentori del 60% dei crediti», aggiunge. E che avrà una durata ben più dilatata.

 

NOMINATI I COMMISSARI. Intanto anche il Tribunale sembra deciso a marciare a ritmi serrati per assicurare tutte le chance di riuscita alla ripresa produttiva e ha già nominato i due commissari che dovranno occuparsi dell’attuazione del piano Castelletti (cda e assemblea dei soci pur in prorogatio sono «congelati», ndr): si tratta dell’avvocato Bruno Piazzola, ex presidente dell’Ordine e del commercialista Lorenzo Miollo. A loro a breve si unirà anche professionista individuato dal fondo finanziatore.

Valeria Zanetti
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