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Top 500 2015

20.12.2016

Le Top veronesi
sono tornate
ad investire

Bettina Campedelli insegna Economia Aziendale all’Università
Bettina Campedelli insegna Economia Aziendale all’Università

Il 2015 ha registrato segnali importanti di crescita su molti indicatori economici delle prime 500 aziende scaligere. Ne abbiamo parlato con Bettina Campedelli, docente di Economia Aziendale a Verona, la quale assieme ai propri collaboratori (Silvia Cantele e Andrea Guerrini) ha fatto un’analisi approfondita.

 

Che profilo esce del sistema industriale veronese?

Le società, selezionate dal database Aida, sono: 8 top performing con un giro d’affari oltre il miliardo di euro, 65 tra il miliardo ed i 100 milioni di fatturato, 71 tra 100 e 50 milioni e le restanti 356 presentano un fatturato compreso tra 50 e poco meno di 14 milioni. Le 500 aziende inserite nel campione rappresentano numericamente il 4,72% delle 10.589 complessivamente disponibili per il 2015 e ne costituiscono il 78% in termini di giro d’affari. Il confronto realizzato tra le annualità 2015 e 2014 si riferisce alle 500 aziende top performing 2015, conformemente a quanto fatto negli inserti degli ultimi due anni.

 

A livello di fatturato?

Il fatturato prodotto dalle 500 società di capitali nel 2015 è stato di 48.324 milioni di euro, in crescita del 5,01% sul 2014. Si tratta di una crescita diffusa. Le società con una variazione positiva o pari a zero del fatturato sono 356 e costituiscono il 71% del campione. Lo sviluppo del giro d’affari 2015 ha interessato molto più della metà delle società top performing. Anche con riferimento alle complessive 10.589 aziende la variazione del fatturato è stata positiva per 5.521, pari al 52%.

 

Lo sviluppo del fatturato delle aziende veronesi trova riscontro anche negli investimenti?

Certo, diversamente dagli anni precedenti gli investimenti hanno ripreso a crescere. L’indicatore di variazione degli investimenti lordi, misurato dal totale attivo, è infatti pari a 4,38%, ben distante dal -0.45% osservato nell’edizione dell’inserto pubblicato a fine 2014 e maggiore rispetto al 3,29% dello scorso anno sui bilanci 2014. Le forme di copertura degli investimenti sono, come per gli altri anni osservati, prevalentemente a titolo di capitale di terzi: anche se il rapporto tra il debito e il patrimonio netto per le Top 500 èfortemente diminuito, assestandosi a 0,58.

 

Sul fronte finanziario, le banche hanno riaperto i rubinetti?

Similmente al fatturato ed agli investimenti, i debiti finanziari in senso stretto (verso banche e altri finanziatori) nel 2015 sono aumentati (5,33%), mentre risulta diminuita l’esposizione al netto delle liquidità, misurata dalla posizione finanziaria netta. La lettura congiunta di questi indicatori segnala come nel 2015 le banche abbiano ripreso a finanziare le aziende del territorio, contribuendo così alla ripresa degli investimenti ed alla crescita del fatturato. In termini di valore medio, ciascuna delle società oggetto di analisi ha in capo nel 2015 un valore di debiti finanziari pari a 13,2 milioni di euro, mentre al netto della liquidità il valore medio scende a 8,8 milioni.

 

Cosa significa?

L’aumento dello scostamento tra i due indicatori segnala una certa avversione al rischio da parte di banche e imprese, fronteggiata con la creazione di notevoli riserve di liquidità e attività finanziarie prontamente liquidabili.

 

I debiti non rischiano di frenare le aziende?

Nonostante l’aumento del debito, l’impatto economico di tale voce patrimoniale rilevato attraverso l’incidenza degli oneri finanziari sul fatturato è in calo dallo 0,66 del 2014 allo 0,53 del 2015. Gli oneri finanziari, anche in valore assoluto, sono significativamente minori nel 2015 con una riduzione media di 93.490 euro pari al -15,19% e ciò spiega anche la minore incidenza sui risultati aziendali: l’indice Ebitda/oneri finanziari appare in forte crescita, passando dal 8,87 del 2014 al 10,86 del 2015. Per effetto della crescita della redditività lorda, che aumenta in modo più che proporzionale rispetto al debito, migliora la capacità di rimborso delle aziende con il cash flow generato, che è espressa dall’indicatore Debt/Ebitda, tendenzialmente in diminuzione rispetto ai valori del 2014. Il rapporto passa dal 2,30 del 2014 al 2,19 del 2015.

 

E quindi migliora la redditività?

La dinamica della redditività aziendale è espre2ssa dal trend delle diverse configurazioni di risultato economico. Il reddito operativo lordo (Ebitda), espressione del cash flow operativo aziendale, appare in deciso aumento (+7,43%), ed ancora maggiore è la crescita del reddito operativo al netto degli ammortamenti (Ebit), pari a +11,44% e del reddito netto, pari a +9,59%, alleggerito rispetto agli anni passati degli oneri finanziari.

Nel 2015 tutti gli indici di redditività media aumentano rispetto al 2014: il rendimento del capitale proprio, da 8,28 al 8,84%; il Roa da 4,93 a 5,27%. In generale si evidenzia una continua crescita nell’efficienza, misurata dal Ros che sale dal 3,32 del 2014 al 3,52% del 2015 e una leggera crescita nella produttività del capitale investito, che sale dal 1,44 del 2014 a 1,45 del 2015.P.D.B.

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