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27.05.2017

La Perfosfati rilancia:
«Più estero e ricerca»

L’agronomo Giuseppe Ciuffreda della Fcp Cerea all’«Open day»Alcuni degli operatori stranieri all’«open day» di Fcp Cerea
L’agronomo Giuseppe Ciuffreda della Fcp Cerea all’«Open day»Alcuni degli operatori stranieri all’«open day» di Fcp Cerea

La Fabbrica cooperativa Perfosfati Cerea (Fcp Cerea) punta sui mercati esteri e su un modo di produrre innovativo. L'azienda di San Pietro di Morubio specializzata nella produzione di fertilizzanti ultracentenaria (nata nel 1908) mercoledì ha organizzato un open day, a cui hanno partecipato i rappresentanti di una cinquantina di aziende italiane, molte altre del Veneto e una quindicina di realtà provenienti da Nord Europa, America latina e Nord Africa. «Si è trattato», spiega la direttrice di Fcp Verea Luisa Tieni, «di un momento di confronto nel corso del quale è possibile da una parte mostrare quello che stiamo facendo e, dall'altra, capire quali sono le esigenze di coloro che usano i nostri prodotti».

Se ieri nell'azienda che ha sede a Bonavicina di San Pietro si parlavano le lingue più disparate e si intessevano rapporti nati sotto il segno della globalizzazione, pur essendo rispettosi delle caratteristiche peculiari di ogni singola area produttiva, è sicuramente grazie alla capacità di capire l'evoluzione, non solo del mercato ma dell'intero settore primario, che possiede Cfp. Una caratteristica fondamentale per una realtà che è nata nel Basso Veronese, grazie ad un'innovativa forma di cooperazione fra agricoltori, più di un secolo fa e che ora è arrivata a costituire un'alternativa alle multinazionali. «È l'unica delle oltre settanta cooperative di produzione di fertilizzanti che esistevano in Italia prima della Seconda guerra mondiale ed essere soppravvissuta», ha spiegato all'open day il presidente Paolo Fratta Pasini.

Fabbrica Perfostati Cerea è nata dall’idea degli agricoltori di unirsi per produrre i concime per le loro piante. Lanciata in un momento in cui non era ancora stata inventata l'urea, la proposta ha visto i coltivatori diventare i primi azionisti dell'azienda e costituirne il Consiglio di amministrazione. L'idea di creare una struttura di agricoltori a servizio degli agricoltori si è poi dimostrata vincente, tanto che Fcp ha ampliato la struttura nell'immediato secondo dopoguerra e - grazie ad innovazioni tecnologiche ed agronomiche, negli anni Settanta - è arrivata a contare 4mila soci agricoltori e 100 addetti alla produzione. Proprio in quel decennio, la Perfosfati ha anche realizzato la sua nuova sede, a San Pietro, lasciando quella storica di Cerea, che è poi diventata un frequentato e suggestivo spazio per manifestazioni ed esposizioni. Poi sono arrivati ulteriori investimenti, è stata la prima fabbrica in Italia ad avere un impianto di miscelazione, e a partire dalla metà degli anni '90 c'è stato un cambio di strategia che ha portato, in particolare nell'ultimo decennio, ad un'evoluzione rapidissima dell'attività. «Non potevamo più mantenere solo il rapporto diretto con gli agricoltori, perché stava cambiando tutto, per cui è stato necessario aprire a gruppi di acquisto e rivenditori», spiega la direttrice.

Adesso Fcp ha una rete vendita sia in Italia che all'estero, con agenti e venditori, è presente in tutta Italia, con risultati particolarmente positivi al Sud, e realizza più del 5% del proprio fatturato grazie alle esportazioni, che sono dirette in particolare nel Nord Est dell'Europa, in Nord Africa ed in Sudamerica. La quota di vendita ai soci, ad oggi, non supera il 10% del totale. In oltre cento anni le cose sono cambiate ma i destinatari dei prodotti continuano ad essere gli agricoltori. «Coltivare bene per mangiare meglio è ora il nostro claim», spiega Fratta Pasini. Il quale anticipa che l'azienda sta lavorando ad un piano industriale, che prevederà una crescita costante dell'attività nei prossimi tre anni, con sviluppo di nuovi prodotti ed una maggiore penetrazione sul mercato.

Luca Fiorin
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