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11 dicembre 2017

Cultura

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03.10.2012

Un Graziani fucilatore anche a Caporetto

Andrea Graziani (1864-1931)
Andrea Graziani (1864-1931)

Ci fu un famigerato generale Graziani, non parente del maresciallo e ministro repubblichino, anche nella Grande Guerra: il veronese Andrea Graziani, nato a Bardolino e trasferitosi in gioventù a Valgatara. Comandava il settore del Monte Baldo, allo dichiarazione di guerra nel 1915, e fece costruire ai volontari della legione cecoslovacca, che avevano disertato l'armata austriaca per combattere con l'Italia, la strada militare da Spiazzi alle pendici del Monte Altissimo, dove si era attestato il fronte. «La strada per Praga», la battezzarono i volontari irredentisti cecoslovacchi. Alla rotta di Caporetto, fu nominato dallo stato maggiore «ispettore generale del movimento di sgombro»: doveva mettere ordine nella ritirata sul Piave. Fu chiamato dai socialisti «boia gallonato» e su di lui ricade la responsabilità delle fucilazioni sommarie. Con i fuggiaschi disarmati, passati per le armi senza processo per «fuga davanti al nemico» (rischiò questa fine anche Ennest Hemingway, milite della Croce Rossa, che si salvò gettandosi nel Piave) furono fucilati anche soldati inquadrati in reparti che si ritiravano davanti all'offensiva austriaca. Graziani prese a bastonate il fante Alessandro Ruffini di Castelfidardo (Ancona): passava un reparto che tornava lacero e sbrindellato dalla Carnia; il generale vide il soldato con un mozzicone di sigaro in bocca, esausto dopo sette giorni di marcia, e la prese per un'offesa. C'era il sindaco di Noventa Padovana, che difese il malcapitato: «Non si tratta così un soldato dell'Esercito italiano!» Graziani rispose: «Io dei soldati faccio quello che voglio» e lo dimostrò subito, facendo sicilare sul posto il fante Ruffini. Processato a fine guerra per abuso d'autorità, Graziani fu assolto e divenne anzi un eroe per il fascismo (la sua foto che pubblichiamo risale al Ventennio). Qualcuno però non aveva dimenticato: il generale fu trovato morto sui binari nel 1931. «Caduto dal treno per incidente», scrisse la stampa del regime, e chiuse il caso. Solo recentemente il soldato Ruffini è stato riabilitato.V.Z.

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