20 marzo 2019

Cultura

Chiudi

05.02.2016

Tommaso Da Vico
e quel testamento
senza i macaroni

Un particolare dell’antico testoIl manoscritto del testamento di Tommaso da Vico FOTO MARCHIORI
Un particolare dell’antico testoIl manoscritto del testamento di Tommaso da Vico FOTO MARCHIORI

La calligrafia in inchiostro nero, minuta e fittissima, riempie tre fogli di carta fragile e ingiallita con i bordi frastagliati e qualche macchia qua e là. In Christi nomine, amen: comincia con un’invocazione solenne a Dio, com’era uso all’epoca, il testamento di Tommaso Da Vico, «clarissimus medicinae doctor» vissuto in città fra il XV e il XVI secolo. Data: 18 maggio 1531.

Oggi i veronesi festeggiano il Venerdi gnocolar con la sfilata dei carri attraverso il centro storico, una delle tradizioni carnevalesche con le radici più antiche d’Europa. E la figura del Da Vico torna prepotentemente nei racconti che gli anziani trasmettono ai bambini. Ma chi era costui?

La tradizione lo ricorda come uno dei notabili che, fra il 1520 e il 1530, in un decennio buio per Verona, sventò la rivolta del popolo affamato dalla carestia e sfiancato dalle ripetute inondazioni dell’Adige con una trovata «pacificante».

Ovvero, distribuire ai poveri i generi alimentari di sopravvivenza, in primis la farina. Impastando con un po’ d’acqua, i veronesi poterono quindi saziarsi di «macaroni», gli gnocchi originari, cui ancora mancava l’importante ingrediente della patata, arrivata dall’America solo più tardi.

Sempre la leggenda vuole che il medico amico del popolo, ormai un «eroe» cittadino, prima di morire lasciasse scritta nel proprio testamento un’esortazione morale: che la distribuzione dei viveri ai bisognosi fosse perpetuata ogni giorno di venerdì grasso, detto Venardi Gnocolar.

Gli storici si sono potuti divertire a rovistare tra le carte dell’Archivio di Stato (ora agli ex Magazzini Generali), recuperando il manoscritto, intatto, nel mazzo 123, fascicolo 128, della sezione testamenti.

Chiunque, previa registrazione, lo può consultare: i gentilissimi funzionari aiutano sia nella decodifica della scrittura, per niente immediata, sia della traduzione dal latino.

Dunque è il 18 maggio del 1531. Un sabato. Sulle antiche pagine si legge che l’insigne medico veronese Tommaso Da Vico, figlio di Bartolomeo – Thomascy Da Vicco quondam Bartholomei – sembra giunto alla fine dei suoi giorni: Iacens ibidem in lecto infirmus. Però, corpore sanus quidem mente et intellectu, cioè ancora in grado di intendere e di volere. Particolare fondamentale per la validità del testamento.

Ma Da Vico non è, evidentemente, nella condizione di scrivere di suo pugno, visto che il documento è ltimum non cupativum sine scriptis», l’ultimo valido dettato a voce.

Al posto suo, dunque, scrive Bonifacio Dalla Mano, notaio, che disegna pure il proprio sigillo con le iniziali all’inizio del documento. Dopo una lunga e complicata introduzione, in cui Dio viene invocato a testimone dell’autenticità dell’atto, cosa si apprende?

Da Vico, per prima cosa, chiarisce di voler essere sepolto a San Zeno, vicino all’abbazia. Un fatto importantissimo, che ha contribuito ad alimentare la leggenda del suo legame con l’origine del Bacanal del gnoco e del carnevale veronese. Il medico specifica poi che, a preoccuparsi di esaudire questo suo volere, dovrà essere il suo erede universale, il figlio Marcantonio. Al quale vanno tutti i beni del genitore compresa, a quanto si intende, la dimora nella contrada di San Pietro Incarnario.

E a questo punto, il caro Tommaso può spirare serenamente, tranquillo che le sue volontà sono state vergate nero su bianco. Resta un’unica delusione: del generoso sollecito a sfamare il popolo veronese a ogni venerdì grasso non si trova menzione alcuna. La leggenda, qui, ha mentito. Ma a fin di bene: gli gnocchi li serve il Bacanal.

Lorenza Costantino
Commenta

Partecipa. Inviaci i tuoi commenti

Attenzione: L'intervento non verrà pubblicato fino a quando il moderatore non lo avrà letto ed approvato. I commenti ritenuti inadatti o offensivi non saranno pubblicati.

Informativa privacy: L’invio di un commento può comportare il trattamento di dati personali: per maggiori informazioni sulle modalità di trattamento e l’esercizio dei diritti consultare le nostre Informazioni sulla Privacy e l’informativa estesa sui cookie presenti in calce al sito web.

pagine 1 di 1