20 gennaio 2019

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11.03.2015

SPARARLE GROSSE

Le colossali sculture di Niki de Saint Phalle installate a Washington
Le colossali sculture di Niki de Saint Phalle installate a Washington

«L'oblio mi proteggeva da una verità insormontabile», scriveva Niki de Saint Phalle (1929-2002) in Mon Secret. È proprio la sensazione di una verità segreta che pervadeva la mostra, straordinaria, che ha dedicato quest'inverno all'artista franco-americana il Grand Palais di Parigi. Donna bellissima, fotomodella per «Vogue», «Paris Match», «Harper's Bazaar» e «Life», attrice, poi, finalmente, artista, Niki si richiamava a Gaudí («il mio maestro»), Dubuffet, Pollock, Arman, Picasso, Klee, Mirò, riveduti e corretti in chiave femminista, anche se ebbe due matrimoni: il primo, a vent'anni con lo scrittore Harry Mathews (due figli) il secondo con lo scultore Jean Tinguely.
A questa donna e alla sua arte intrigante è dedicato il libro di Marco Ongaro Psicovita di Niki de Saint Phalle (Historica), da oggi in libreria, realizzato grazie alla stretta collaborazione di Stefania Tramarin. Il terribile segreto che condizionò tutta la sua vita è rivelato dalla stessa Niki nella lettera-libro Mon Secret (Il mio segreto), indirizzata alla figlia Laura, in cui l'artista racconta la violenza subita dal padre all'età di undici anni. Quel segreto giustifica gli incubi che da sempre l'accompagnano, i premeditati «suicidi d'artista» (che non attuerà: morirà per una malattia respiratoria), le crisi nervose che la costringono a ricoveri in clinica psichiatrica, dove è sottoposta a undici elettroshock e a un coma insulinico. È l'arte a salvarla, come era successo alla messicana Frida Kahlo. Niki è la prima donna del Nouveau Réalisme. Pierre Restany le chiede di unirsi al movimento nel 1960, dopo aver visto la sua serie di Tirs, tiri: opere create sparando, con pistole o carabine, su sacchetti pieni di colore. In Italia è Dino Buzzati a scriverne sulla «Domenica del Corriere» (Walter Molino fa un'illustrazione in quarta di copertina), dopo averla incontrata a Parigi nel 1962. «Niki prepara con gesso, fili di ferro, spaghi, cartoni e chiodi una specie di informe bassorilievo», scrive Buzzati, «includendovi gli oggetti più strani, qualche gamba di bambola, una statuetta sacra, un cucchiaio, una grattugia, dispone varie vescichette piene di colore liquido. Apre il fuoco: rivoli di colore colano come da orribili ferite fra nembi di polvere e di fumo. In certi casi ricorre a un piccolissimo e rozzo cannoncino per completare l'opera: il cannoncino, però, invece di infrangere le capsule, proietta schizzi di colore sul quadro, perfezionando il suo sfacelo».
IN QUEI TIRI Niki «uccide il padre», la prevaricazione maschile. Arriveranno poi le mastodontiche, coloratissime Nanas: madri, regine e guerriere, divinità creatrici e gioiose. «Penso che sia venuto il momento di una nuova società matriarcale», dice, e realizza l'immensa Lei, una scultura a forma di vagina installata in Svezia all'ingresso di un'esposizione: da lì è costretto a passare chiunque voglia accedere all'arte. Finalmente l'incontro, d'amore e d'arte, con Tinguely. Niki rinasce. Insieme realizzano il Ciclope (Milly-la-Forêt), la famosa Fontana di Stravinsky (Parigi) e il Giardino dei tarocchi in Maremma, l'opera che l'ha fatta conoscere in Italia: «Nel 1955 andai a Barcellona e vidi per la prima volta il meraviglioso Parco Güell di Gaudíí. Capii che mi ero imbattuta nel mio maestro e nel mio destino. Anch'io un giorno avrei costruito il mio Giardino della Gioia». Ventiquattro anni dopo Niki si imbarcò nella più grande avventura della sua vita, proprio in Italia, in Toscana, grazie agli amici Caracciolo che le diedero il terreno in località Garavicchio, vicino a Capalbio. Ispirate alle figure degli arcani maggiori dei tarocchi, le sue monumentali creature policrome furono realizzate con l'aiuto di Tinguely che ne costruì le strutture metalliche e gli elementi meccanici. All'amico architetto Mario Botta affidò invece l'entrata: la voleva «maschile» affinché contrastasse col suo lavoro e così progettò un muro di pietra simile a una fortezza. Niki è sepolta lì, tra draghi, streghe, maghi e l'angelo della temperanza.

Maria Teresa Ferrari
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