24 marzo 2019

Cultura

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11.12.2013

Roncada dà identità e vita agli uomini senza storia

Che un editore si accorga del web per traslocare nel mondo cartaceo scrittori di valore, forse non è cosa comune. Eppure, a Zena Roncada è successo in questi giorni col suo Margini - Storie di donne e di uomini senza storia (Pentàgora, 170 pagine, 12 euro, a cura di Lucia Saetta). Vestita da una copertina di buon gusto, allusiva, senza troppo rivelare, questa silloge di quarantasei racconti brevi come respiri intensi e profondi, ci porta nel clima di un Novecento rivierasco d'antan, dove nel Po della Bassa mantovana sembrano riflettersi le vite di personaggi marginali che quasi costeggiano l'esistenza.
Scandita in quattro sezioni - Mappe di terra, di fiume e di cielo; Il tempo delle formiche sula tavola; Orti, corti e cortili e Amori e spose - la narrazione c'incanta per originalità del lessico ablativo, ellittico, pieno di ritmata poesia, che sarebbe piaciuto ad Emily Dickinson, ricco di traslati, di impressioni accennate e più lasciate immaginare che dette, pervaso da una musicalità che si fa canto di esistenziali malinconie. Una lingua onomatopeica - quella della Roncada - incline a riportarci il suono della vita anche in civetterie ortografiche, in un impasto lessicale che attinge a lingua classica e dialetto, accennando persino al latino di cui è stata per lunghi anni insegnate.
L'autrice stessa rivela: «La campagna ha le sue dolcezze e le sue crudeltà: è risorsa e maledizione insieme, perché impone tempi, modi, ritmi. Fatica. (...) Ho vissuto in una grande famiglia piena di donne, al centro una zia sarta che usava la cucina come laboratorio collettivo e l'ingresso come sala prove per le clienti». E queste figure di donna ce le ritroviamo quasi in un immenso girotondo, pieno di cuore e di innocenti malizie, tra cui spiccano, oltre alle zie, la nonna, la madre, in un vero affresco al femminile. Molto spazio è dato anche al padre, nel consueto stile sussurrato di chi ama la musica in sordina, il «Signor G» - come lo chiama la figlia - sindacalista che ebbe determinante impatto sociale negli anni delle rivendicazioni agrarie a sostegno dei braccianti.

Grazia Giordani
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