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18 luglio 2018

Cultura

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28.04.2010

Per tirare avanti il festival guarda al proprio passato

Una scena da Hadewijch che completa idealmente la retrospettiva che il festival dedicò a Bruno Dumont
Una scena da Hadewijch che completa idealmente la retrospettiva che il festival dedicò a Bruno Dumont

Chapeau. Nonostante il budget ridotto ai minimi termini, il direttore artistico di Schermi d'Amore Paolo Romano e le sue validissime collaboratrici sono riusciti a confezionare per la prossima edizione un programma di tutto rispetto. Anzi, un signor programma.
Lo hanno fatto pescando nel credito e nel tessuto di rapporti internazionali accumulati nelle precedenti 13 edizioni, nonostante non abbiano potuto compiere nell'ultimo anno nemmeno una delle indispensabili missioni esplorative nei principali festival europei.
Che sia così lo conferma proprio il concorso, che sulla carta si presenta di grande livello. Esso vede infatti il ritorno, con El corredor nocturno, di Gerardo Herrero, il regista produttore spagnolo cui fu dedicata una retrospettiva nel 2007, e di Bruno Dumont, omaggiato lo stesso anno con una personale completa e una tavola rotonda sul suo cinema, con Hadewijch. Un altro bentornato è quello a Paul Morrison, vincitore dell'edizione 1999 con Solomon e Gaenor, presentato in anteprima mondiale proprio qui a Verona e finito poi nella cinquina dell'Oscar per il miglior film straniero, dove fu battuto solo da Tutto su mia madre di Pedro Almodovar. Quest'anno Morrison presenta Little Ashes, che ricostruisce il legame particolare che legò da giovani due geni del '900, Federico Garcia Lorca e Salvador Dalì. Ospite nel 2000, per la retrospettiva dedicata al melodramma spagnolo, fu invece Vicente Aranda, di cui è programmato Luna Caliente. André Techiné, del quale viene presentato La Fille du RER, non è mai stato a Verona, ma i suoi film sì. Come quelli di Stéphane Brizé, qui con Mademoiselle Chambon, dopo aver vinto nel 2007 il premio speciale della giuria con Je ne suis pas là pour etre aimé. Completano il concorso Against the Current dell'americano Peter Callahan e Villa Amalia di Benoît Jacquot.
Molto interessanti anche le anteprime. Si va da Cosa voglio di più di Silvio Soldini a Dear John di Lasse Hallström, da La Straniera di Marco Turco a Le refuge di François Ozon (anche lui già onorato nel 2008 con una retrospettiva).
Ma il vero punto di forza culturale di questo festival sono, come sempre d'altronde, anche se è stato poco riconosciuto in questa città da alcuni oppositori preconcetti di Schermi d'Amore, le retrospettive. Rinunciando per cause di forza maggiore, dopo il ritiro dei grandi sponsor, come Calzedonia e Mini, all'aspetto glamour, che comunque garantiva attenzione alla manifestazione da parte dei media cartacei e televisivi nazionali, la direzione artistica ha giustamente concentrato tutte le poche e residue risorse sul mantenimento di un elevato standard di approfondimento dei fenomeni cinematografici, ovviamente nell'ambito tematico fondante: il mélo e dintorni. Ecco allora la minirassegna dedicata a Ken Russell, un regista tutto e genio e sregolatezza, nume tutelare del cinema di trasgressione per una breve stagione negli anni '70, che non a caso sono quelli dei sei film riproposti (Donne in amore, la cui prima fu in Gran Bretagna nel settembre 1969, uscì in realtà ovunque nel 1970), in cui spiccano i quattro biopic, ossia le quattro biografie di artisti: Pëtr Ilic Cajkovskij, Gustav Mahler, Henri Gaudier-Brzeska e Rodolfo Valentino. Un percorso questo che continua con altri quattro film nella sezione The Music Lovers, che raccontano le esistenze più o meno tribolate di Fryderyk Chopin, George Gershwin, Bix Beiderbecke ed Eddy Duchin. Completa il quadro la retrospettiva dedicata a un altro vincitore del passato, lo spagnolo Miguel Albaladejo, che nel 2002 trionfò con El cielo abierto e nel 2003 fu in concorso con Rencor. Un autore che merita di essere scoperto appieno.
E una scelta che conferma che solo pescando nella propria storia Schermi ha potuto varare l'edizione 2010.

Giancarlo Beltrame
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