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21 novembre 2018

Cultura

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11.05.2016

Omaggio a Dante in parole e note
con i brani di Dionigi Canestrari

Il vescovo Zenti all’incontro in vista del Festival Biblico FOTO BRENZONI
Il vescovo Zenti all’incontro in vista del Festival Biblico FOTO BRENZONI

Il quinto Festival Biblico ha avuto un preludio musicale nella chiesa dei Santi Apostoli, servito come trait d’union alla lectio magistralis tenuta dal vescovo monsignor Giuseppe Zenti su «La Misericordia nella Divina Commedia di Dante». Il duplice evento era promosso dal Comitato Dante Alighieri, in collaborazione con la Diocesi ed il Comune di Verona, sotto il titolo «Aspettando il Festival Biblico».

La lunga esposizione del vescovo sulla Misericordia, interrogato da don Martino Signoretto, ha ricordato fra l’altro come Dante abbia ininterrottamente soggiornato a Verona negli anni 1313-15 in cui compose il Paradiso e come non possa aver tralasciato di visitare le nostre chiese- è stata anticipata e seguita da un ampio apparato musicale, apertosi con l’esecuzione de l’Annunciazione di Biber, la Sonata biblica di Kunhau, un brano dall’Oratorio di Natale di Bach, eseguiti dal mezzosoprano Elisa Fortunati, dal violinista Antonino Enna e dall’organista Marcello Rossi Corradini.

Conclusa la relazione del vescovo, i tre artisti si sono ulteriormente esibiti in alcuni pezzi (pare inediti) dell’organista e compositore veronese Dionigi Canestrari (1865-1933). Un musicista, che come ha ampiamente esposto la pronipote Fiorenza Canestrari, ebbe larga notorietà ai suoi tempi, anche internazionale, per i contatti con compositori francesi e tedeschi e per la particolare vena compositiva dedicata quasi esclusivamente alla musica sacra. «Un uomo di grande sensibilità e cultura, che non tralasciò di mostrare l’amore per il nostro immenso poeta Dante».

Dionigio Canestrari fu particolarmente attivo come organista nella nostra cattedrale e a Soave -fu titolare del grande organo Trice- da dove nel 1890 partì la riforma organistica italiana.

«Ora stiamo tentando di costruire un archivio completo delle sue composizioni che si trovano in parte giacenti alla Capitolare, alla Civica ed alla Società Letteraria di Verona», ha concluso Fiorenza Canestrari.

Il compositore veronese (è sepolto al Cimitero Monumentale) ebbe notorietà anche per un Miserere a quattro voci del 1921, dedicato a monsignor Giuseppe Maggio, direttore della Cappella del Duomo di Verona.

Di lui sono stati eseguiti ai SS. Apostoli brani riferiti in particolare a Dante, tratti dai Canti XXXIII del Paradiso (Vergine Madre) e VIII dal Purgatorio (Padre nostro), unitamente ad una Preghiera per violino e organo.

Elisa Fortunati, Antonino Enna e Marcello Rossi Corradini ne hanno ben definito l’artigianato chiesastico legato alle minute contingenze della pratica organistica.

Un discorso analogo veniva un tempo applicato a Bach, ma proprio da quel divino artigianato del sommo Cantor sono scaturiti alcuni sommi capolavori, come oggi è universalmente riconosciuto. Fatte le debite proporzioni, ci sentiamo di applicare anche a Canestrari il riconoscimento di questo umile lavoro in gloria di Dio e in pura semplicità di cuore.

Umiltà che non esclude la genialità dell’ispirazione, spesso presente in queste pagine pudiche e nello stesso appassionate che abbiamo ascoltato. Ma attendiamo ulteriori conferme da altre scoperte delle sue composizioni.

Gianni Villani
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