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21 giugno 2018

Cultura

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31.12.2017

Uomo, assoluto e religiosità di Salvadori l’anticonformismo ispirato alla natura

Crocifissioni, opera di Giulio Salvadori
Crocifissioni, opera di Giulio Salvadori

Vera Meneguzzo Un’autentica riscoperta la mostra Giulio Salvadori tassonomia di uno sguardo a cui il curatore Federico Martinelli ha dedicato un anno di lavoro. Organizzata dall’associazione Culturale Quinta Parete e allestita alla Gran Guardia, è visitabile fino al 7 gennaio. L’artista (Medole di Mantova 1918/1999) scandaglia con acume il rapporto dell’uomo con l’assoluto, con se stesso e con la natura, con creazioni caratterizzate da uno stile affine all’espressionismo, ma con un procedimento assolutamente originale in una personale rivisitazione del cubismo e del primitivismo. I colori percorrono la gamma degli ocra, dei grigi, ma non mancano pennellate di rosso vivo e di verde foresta. I tratti, privi di ogni mediazione tra forma e sensazioni, si delineano in maniera scabra, essenziale, pervasi da una genuina poesia. Commoventi le Crocifissioni, con un Cristo che ha le braccia così allargate da non essere contenute dalla tela, significative del grande amore per l’intera umanità. Dietro al Redentore si sviluppa un cerchio dorato, simbolo del Divino e della preziosità della somma benevolenza di Dio. Attorno al Crocifisso, spesso una folla di uomini d’oggi. Uno di essi ha una macchina fotografica come per fissare una foto ricordo, alcuni sembrano indifferenti alla tragedia e il loro sguardi vagano altrove. In un’opera, una donna rimane comodamente seduta al cospetto di una morte così violenta. In un’altra, un angelo misericordioso sembra proteggere Gesù e l’umanità. Per la sezione dedicata alle donne, l’artista coglie lineamenti angolosi, geometrici. I seni sono privi di sensualità e i sorrisi assenti. Nei quadri La famiglia non esiste affettività, ognuno pensa a se stesso, incurante dell’altro. Realistici i temi sul lavoro. Chine sulla pesante fatica, le Mondine. Orgoglioso del suo bottino Il pescatore. Sembra infelice la contadina de La spannocchiatrice e la luna. Senza gioia anche le due donne di La raccolta delle mele. Lavoro d’ufficio nell’ Ingegnere e dattilografa, ripresi l’uno in una conversazione telefonica e l’altra durante una battitura a macchina, vivono in mondi separati. Misterioso il discorso fra le due Contadine che portano un cappello per ripararsi dal sole. Affascinanti i paesaggi, in particolare quello con le case senza porte e finestre (come le monadi di Leibniz). Sembra che all’interno non vi abiti alcuna vita. Anticonformista la realizzazione delle Venezie. Nulla ha l’oro delle cupole. Solo colori giallo spento, marrone e verde. Immersi nell’anonimato La fornace e Paese. Più radioso il Paesaggio italiano con fiori e piccole case colorate. Incombente e spaventoso il nuvolone de Il temporale. Senza ombra di azzurro le Marine. Sempre stilizzate le nature morte come I fiori secchi, Rose, Fiori. Proiettano ombre oscure le Pere e I carciofi. Assolutamente cubista Natura morta con macinacaffè. In mostra anche alcune Carte dove un segno ironico e satirico, che sconfina però nel drammatico, morde la superficie. Per l’immediatezza della loro esecuzione, si comprende tutta l’abilità di questo grande artista che ha fatto delle piccole e grandi cose un messaggio di bellezza e di profondità. Prosegue fino al 7 gennaio a Casa Mazzanti Caffè di piazza Erbe, 32 la mostra fotografica di Andrea Felice, a cura di Laura Cicci de Biase, Hong Kong Impressions. L’autore, che è direttore di fotografia in ambito video, è così affascinato dalla città, il cui nome significa «porto profumato», da sentire forte dentro di sé il desiderio di tornare e continuare a fare i suoi scatti a colori per farci «annusare» la moltitudine infinita di scenari e suggestioni. Dallo skyline notturno dei grattacieli che si affacciano al Victoria Harbour visti da Il Picco, il punto più panoramico più alto dell’isola, alle fittissime abitazioni popolari di Quarry Bay, ai riflessi dorati e scintillanti del China District a Kowloon. Alle 20 la città si accende, per qualche minuto, nella Sinfonia di luci che è un gioco di luci e laser sincronizzato dei grattacieli che si affacciano sul mare. Ma accanto alle lussuose e svettanti costruzioni, dove hanno sede anche alcuni laboratori, convivono gli agglomerati di case di Quarry Bay, famose anche per essere state inquadrate nel film Trasformers. Alcune immagini sono riprese dal basso dei grattacieli e delle case popolari e il cielo sereno o nuvoloso non è mai apparso così lontano. Particolare l’autobus rosso a due piani che pare un piccolo insetto raffrontato alle altezze di cemento e vetro e le persone che passano sembrano degli gnomi. In ogni foto vibra una spiccata vitalità. Persino le abitazioni raccontano storie di vicende umane e dei sentimenti che palpitano in tanti cuori. • © RIPRODUZIONE RISERVATA

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