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24 aprile 2018

Cultura

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19.11.2017

Un Cinzano, grazie
Offre Codognato,
primo creativo veronese

Il manifesto del 1933 di Plinio Codognato per la Cinzano
Il manifesto del 1933 di Plinio Codognato per la Cinzano

Due pavoni: uno, bianco, appollaiato sullo schienale di una panchina, l’altro a mescolare i propri colori alle calde tinte autunnali del parco. Può capitare di essere accolti così alla Villa dei Capolavori alla Fondazione Magnani Rocca, nella campagna di Mamiano di Traversetolo nel Parmense.

L’immagine diventa introduzione ideale a una mostra di buon gusto, in corso fino al 10 dicembre: «Pubblicità!». Che non è il lancio di uno spot, bensì un invito a tuffarsi nel passato, un ritorno all’infanzia (almeno per la generazione «anta»), dai manifesti di fine Ottocento a Carosello e ad Armando Testa, partendo dai bozzetti degli anni Settanta dell’Ottocento, quando ancora non era stato coniato il primo slogan, datato 22 giugno 1890: «Volete la salute? Bevete il Ferro China Bisleri» pubblicato sulla Tribuna Illustrata, capostipite di una sequela di trovate dapprima di una ristretta cerchia di creativi ante litteram, divenuti nel tempo una schiera. Fino a quell’«A dir le mie virtù basta un sorriso» coniato nel 1919 per il dentifricio Kaliklor dopo un concorso aperto a tutti, «pietra miliare della storia della comunicazione pubblicitaria», come ricordano i curatori Dario Cimorelli e Stefano Roffi.

La mostra presenta duecento manifesti, divisi in quattro sezioni: l’idea dell’illustrazione come elemento di comunicazione, bella e indipendente dal contenuto promosso; il rapporto che si fa più stretto tra illustrazione e messaggio pubblicitario; i nascenti strumenti di promozione pubblicitaria che si affiancano al semplice manifesto (locandine, depliant, targhe in latta, la confezione stessa del prodotto illustrata...); lo sviluppo dei nuovi strumenti di comunicazione dal 1920 in poi: la radio, la televisione e Carosello.

Un percorso che adotta come simbolo un cartellone del veronese Plinio Codognato, autore nel 1913 del manifesto e della locandina per la prima dell’Aida in Arena: lo sguardo scintillante di una donna attorniata da calici di Cinzano. È del 1933, quando Codognato aveva 55 anni e si era affermato dopo il trasferimento a Milano nel 1919 dove era definito «il cantore della velocità» perché catturato dal fascino dei mezzi di trasporto e per la bravura con cui creò un centinaio di cartelloni riguardanti auto, moto e motoscafi, tutti caratterizzati da colori molto vivaci uniti alla ricerca della sintesi e del senso della velocità fino a farlo diventare il pubblicitario ufficiale della Fiat.

Cinzano, Campari, Barilla, Saiwa, Motta: c’è l’Italia in quei marchi, un paese che attraversa due conflitti (in mostra i manifesti del vicentino Alfredo Ortelli sul «Prestito nazionale» negli ultimi mesi della Grande guerra), conosce la dittatura, si risolleva, si ritrova rigenerata negli anni del boom economico, della Cinquecento, degli elettrodomestici, della villeggiatura: inducono a tenerezza i manifesti delle località turistiche, da Amalfi a Camogli, dal lago di Garda a Cortina…

Ripercorrendo a ritroso la mostra, un’ultima occhiata a un altro manifesto «veronese»: quello di Marcello Dudovich per Héllera con la musica di Italo Montemezzi, il compositore di Vigasio.

Si esce storditi, dalla Villa dei Capolavori. Emozionati, appagati. I pavoni, all’uscita, sono diventati una decina. Non è un caso, forse. A.SAMB.

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