19 febbraio 2019

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09.12.2018

Leoncillo, cromatismo che nasce dalla materia

Leoncillo Leonardi (Spoleto 1915 - Roma 1968)«Vento rosso», del 1958: è l’opera che aprirà la mostra
Leoncillo Leonardi (Spoleto 1915 - Roma 1968)«Vento rosso», del 1958: è l’opera che aprirà la mostra

«È riuscito a fondere nella ceramica sottigliezze pittoriche inafferrabili»: Cesare Brandi su La Fiera letteraria celebrava così Leoncillo, spentosi improvvisamente il 3 settembre 1968. Morì a soli 53 anni, l’artista umbro, ma aveva fatto in tempo ad avventurarsi in sentieri inesplorati, o che perlomeno riteneva tali, rivendicando l’originalità del suo percorso; scosso dalle perplessità sollevate in occasione della Biennale di Venezia del 1960, annotò infatti con amarezza: «Qualcuno ha pensato che mi sono “messo al corrente”. Nel 1957 mi cascarono addosso i miei ultimi dieci anni e io ne restai sconvolto, del tutto smarrito (...). Mi comparivano in mente tagli sulla creta, luccichii interni di smalti, creta sciolta come fango o secca scheggiata. Come senza interruzione dai pensieri di prima, avevo visto in giro certo qualche cosa, ma questa “precipitazione di immagine” nacque da fatti miei, non da qualche cosa di ragionato o da un processo comunque culturale» (Piccolo diario, 28 agosto 1960). Alle opere create dal 1958 al 1968, quando prese corpo il suo linguaggio più maturo, è dedicata la mostra «Leoncillo. Materia radicale» che sarà inaugurata sabato 15 dicembre alle 19 alla Galleria dello Scudo di via Scudo di Francia. Curata da Enrico Mascelloni, presenterà una selezione di oltre venti sculture di grandi e medie dimensioni realizzate in terracotta o in grès: opere eseguite dopo la personale alla Galleria La Tartaruga a Roma nel 1957, quando ancora prevale un naturalismo di ascendenza informale in cui si individuano tuttavia le premesse della svolta successiva, ed esposte in varie edizioni della Biennale di Venezia e in mostre in importanti musei di tutta Europa. Nato a Spoleto il 18 novembre 1915, Leoncillo Leonardi aveva cominciato a modellare la creta a 15 anni: furono i primi rudimenti impartitigli dallo scultore Domenico Umberto Diano a spingerlo a iscriversi nel 1931 all’Istituto d’arte di Perugia e poi a trasferirsi a Roma. Nel 1949 la sua prima personale alla galleria Il fiore di Firenze, presentata da Roberto Longhi che l’avrebbe considerato il più grande talento della sua epoca e nel 1954 avrebbe firmato il testo di presentazione in catalogo per la sala personale alla XXVII Biennale di Venezia e curato la monografia uscita per De Luca. La mostra alla Galleria dello Scudo si aprirà con Vento rosso del 1958 che esemplifica uno dei soggetti centrali nel linguaggio di Leoncillo: la scultura orizzontale, materia che, come sommossa da un terremoto, tende alla condizione dell’orizzontale assoluta. All’opposto, lo slancio verso l’alto, l’enfasi della «verticalità assoluta» che riduce talvolta la larghezza dell’opera al minimo statico indispensabile, è espresso in San Sebastiano I e San Sebastiano II del 1962 (in entrambi i casi l’altezza, che sfiora i due metri, è quasi il quadruplo della base), provocato da uno spacco lungo e profondo Altra opera di grandi dimensioni è Tempo ferito II del 1963, nella quale la forma potente e stagliata, che rimanda alla Crocifissione, è rivestita da irregolari mattoni di terracotta che costringono lungo l’intero asse centrale una materia convulsa e radicale. Ma è nel loro complesso che queste opere danno il senso della svolta compiuta da Leoncillo, interrotta dalla morte precoce. «Anche attraverso l’accentuato sviluppo verticale e orizzontale», spiega la gallerista Laura Lorenzoni, «emerge la tensione nel conferire alla creta un impulso vitale pur in un linguaggio aniconico, privo di immagini, alla ricerca di un cromatismo che nasce dall’interno, dalla natura stessa della materia, che si fa “radicale”, appunto, nel dare piena espressione alle sue componenti primarie». La mostra alla Galleria dello Scudo sarà aperta dal lunedì al sabato con orario 10-13 e 15.30-19.30 e durerà fino al 31 marzo. •

Andrea Sambugaro
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