18 febbraio 2019

Cultura

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20.11.2018

I cavalli pensanti di Fiocco e le ceramiche di Annichini

La pittura di Michele Fiocco e la ceramica di Cristina Annichini si alternano nella mostra, a cura di Anna Ballini e Giulia Abbondati, aperta fino al 25 novembre, dalle 9 alle 13 e dalle 15 alle 20 nella Galleria Giustizia Vecchia-Incorniciarte, chiesa di Santa Maria della Giustizia Vecchia in piazza San Zeno. Preferisce un figurativo materico monocromo Fiocco per i suoi «cavalli pensanti» di cui desidera, più dell’immagine, evidenziare la fantasia. Affascinanti le ceramiche di Cristina Annichini, composte da elementi solidi con angolature taglienti o morbide ma che si manifestano come apparizioni atte a svelare l’anima dell’autrice. Fra i soggetti, tessere multicolori di un probabile mosaico. Un grande anello da infilare al dito di un gigante. Un ammasso di cuori rossi sovrapposti nel caos dei sentimenti. Una città vista dall’alto con le sue strade e i suoi edifici: un dedalo dove è facile smarrirsi. Un cavallo a dondolo in omaggio a Michele Fiocco. Un gallo, in parte disegnato, con cresta e bargigli. Un paesaggio notturno in blu e nero con alberi, un corso d’acqua e un ponte. Campanili e torri di un borgo antico. Farfalle bianche a contorno di una di colore rosso acceso. Annichini trasforma la tecnica Raku in autentica scultura. Importante, in alcune opere, la contrapposizione fra gli effetti opachi, brillanti e metallici. Per le sue opere, recentemente esposte all’IB Arredamento di via Della Scienza 15, Gabriele Rodriguez si affida alla digital art tramite l’acquisizione dell’immagine con cellulare e la rielaborazione con l’iPad. Una tecnica che dà visibilità agli spazi interiori, ai ricordi, alle fantasie, ai sogni. «Dipingendo» con le dita sullo schermo anonimo sovrappone i segni, attenua i contorni, fonde e confonde le persone o gli oggetti raffigurati. Il percorso creativo riserva sempre delle sorprese perché fanno irruzione l’inconscio dell’autore e una razionalità non controllata. In un lavoro che sembra ispirato ad Edward Hooper, una donna solitaria seduta guarda una parete vuota. Difficile indovinare i suoi pensieri. Un manichino completo e un busto sono uniti da un triangolo e quasi cancellati da una spatolata orizzontale. E’ forse la negazione dell’arte? Una dama stile Vermeer e la foto di una ragazza di oggi paiono confrontarsi. Che cosa avranno da dirsi due mondi così lontani? Un donna babilonese, stile Francis Bacon, spicca sulla destra mentre un uomo dal basso la guarda. L’immagine sarà irraggiungibile? Prosegue fino al 9 dicembre a Casa Mazzanti Caffè di piazza Erbe 32 la mostra fotografica a cura di Laura Cicci De Biase «Geometrie urbane» di Agostino Peruzzi. Sono immagini in bianco e nero (l’artista non è attratto dal colore) e riproducono le architetture della mitteleuropa. Sono il risultato di un viaggio che ha toccato città come Vienna, Berlino, Budapest e di un lavoro di tre anni. L’autore ama le linee pulite, l’ordine, il rigore geometrico e l’idea di un senso compiuto. La rassegna propone un genere fotografico finalizzato ad illustrare sequenze di edifici caratterizzati da forme geometriche ed equilibrate, per porre in evidenza il concetto di prospettive e schemi architettonici moderni ed originali. •

Vera Meneguzzo
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