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15 luglio 2018

Cultura

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30.11.2017

Frammenti di Gallo allo Scudo

«Loggia dei sogni» (2017) di Giuseppe GalloGiuseppe Gallo
«Loggia dei sogni» (2017) di Giuseppe GalloGiuseppe Gallo

Viandante è il visitatore, ma anche Giuseppe Gallo che torna alla Galleria dello Scudo (vi era stato nel 2005 con «Mito-rito-sito») in cammino su un percorso artistico cominciato sin dal piccolo a fianco del padre restauratore («Dipingo da quando avevo tre anni. Ho passato la mia infanzia a restaurare affreschi, avevo i materiali in casa...»). Sin da allora ha imparato che l’arte è processo razionale, ma non sempre. A volte l’artista segue procedimenti spericolati e nemmeno lui, il creatore, è in grado di recuperare le forme originarie. Ed eccolo, allora, il titolo della mostra che verrà inaugurata sabato prossimo alle 19 alla galleria di via Scudo di Francia: «Il teatro assurdo del viandante». Opera centrale è «Loggia dei sogni», quattro tecniche tradizionali - olio, acquerello, tempera e affresco su tavola – applicate a un modello che sembra essere quello della costruzione musicale. Nei dipinti le immagini vengono sovrapposte le une sulle altre; sembra quasi che si ritaglino da sole, assumendo forme diverse. C’è anche qualche lettera che affiora, non riconducibile tuttavia a un significato. In un caso appare la frase «Gallo è matto», ridotta in brandelli disseminati nel quadro, traccia dell’ironia dell’artista cosentino (è nato a Rogliano nel 1954) nel giocare con se stesso in un procedimento che è intenzionalmente laborioso, lento e complesso: le forme nascono inizialmente come sagome nere su vetro, vengono poi dipinte a olio, quindi staccate e ridotte in frammenti. Una sala della Galleria apparirà al visitatore-viandante divisa in due da un’installazione in bronzo, rielaborazione di un’idea del 2015 che vide l’opera realizzata con tronchi d’albero tagliati e riquadrati: «Quinto quarto», al tempo stesso una chiusura e un’apertura, disegna uno spazio trasparente. È un ulteriore momento di riflessione sulle relazioni tra uomo e natura conseguente alla consapevolezza per cui «la natura delle cose non possiede rigidità proprie, ma ha nell’equilibrio il criterio dominante delle sue creazioni». «Non solo quadri, però», spiega Laura Cherubini, curatrice della mostra. «”Taci, ho un peso un po’ romantico sulle spalle“ è un autoritratto in cui il volto è schiacciato da un pugno violento. È stato realizzato prima in creta, poi in cera, poi in bronzo. Una delle finalità del progetto espositivo sembra infatti voler creare “incidenti“. L’artista, nello studio, ha predisposto un dispositivo per cui, azionando una corda come in un piccolo patibolo, un ripiano si apre e lascia cadere la testa in creta fresca che si deformerà nell’impatto. Le cinque teste, concepite per la mostra, sono poi state realizzate in bronzo. L’artista così, ancora una volta, introduce la componente dell’imprevedibilità». In un’altra sala figura un esemplare di “pollaio” (dal titolo equivocante «Galleria», altra ironia sul cognome dell’artista), a grandezza naturale: unità abitative, non per uomini, ma per volatili da cortile, che non si levano in volo. Le scale di questi pollai sono assolutamente irripetibili, come le gambe delle precedenti sedie-sculture di Gallo; le sagome, mai identiche tra loro, derivano da quelle dei rami in natura e i tetti sono fatti di legno, di rame o con le lastre di piombo. La mostra allo Scudo proseguirà fino al 31 marzo. • A.S.

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